Pietro Vannucci detto il PERUGINO:  1445 - 1523.

  Autoritratto. 1500. Affresco. Perugia, Collegio del Cambio. 

Skira, Corriere della Sera.

 

 

 

 Abbiamo aggiunto alla page dei bambini una nuova breve serie dedicata alla presentazione di opere e artisti vissuti nei secoli d'oro delle grandi scuole pittoriche dell'Europa rinascimentale e moderna, storicamente fra l'età che precede appena l'applicazione della prospettiva e l'inizio dell'età contemporanea.

Nostro proponimento è stato di estrapolare, dalle persone e dalle opere quivi rappresentate, lo spirito, e di mostrare come esso, prima ancora di essere intellettualizzato e vissuto in maniera "culta", possa essere assimilato anche da fanciulli in età scolare molto giovane, grazie alle loro capacità naturali di apprendimento intuitivo. Riteniamo che, riconosciuta che sia, istintualmente, la sensazione del bello, la elevazione del gusto rimarrà, nel nostro adolescente, stabile per il resto della vita. 

Le figure presentate nella intera directory composta da quattro file, sono state riprodotte allo scanner da: "Rizzoli S.p.A, gruppo Skira",  produttore della serie "I classici dell'arte" (2003-04); dalle tavole a colori del "Vocabolario della Lingua Italiana" dell'Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani (5 vol. 1986 - 1994); in Internet, esclusivamente dalla "Olga' s Gallery. Le Note correlate sono assolutamente nostre ed originali.

Si ringrazia in modo particolare il "Corriere della Sera" del quale riproduciamo, ormai da tempo e con successo, "il Corriere dei Piccoli" on line.

                                                               N.d.R. 

 

1.

 

Se, in coerenza a quanto scritto nella nota di redazione sopraccitata,  noi riteniamo il bambino capace di apprendimento intuitivo, allora possiamo anche sospendere - sino ad un certo limite - il nostro giudizio critico proveniente da cognizioni di Scuola.

Sappiamo, sin dai tempi più antichi (Virgilio - vedi in Letteratura, "Viaggio" capo 15), che gli infanti nei loro primi giorni di vita, anche senza ancora vedere distintamente, possiedono quell'istinto animale che consente loro di saper distinguere fra chi li accudisce avendone amore e chi invece non è capace di fare altrettanto. Sappiamo, dalla psicologia, psichiatria e medicina, che nei casi negativi ciò può condurre a future gravi malattie del carattere e a turbe, sino alla schizofrenia.

In seguito, sino alla cosiddetta "età della ragione", cervello ed animo proseguono il loro percorso evolutivo (che comincia già dall'embrione), e sono entrambe selvaggi, ovvero - non tutti allo stesso modo - ingenui.

Sappiamo infatti che il bambino è portato a tenere per vero tutto ciò che gli si racconta, e che, per mancanza di esperienza, non riesce completamente a far suo il problema della valutazione del reale, sia a causa delle false apparenze, sia a causa della molteplicità delle giustificazioni ugualmente possibili, da cui poi proviene la grande responsabilità degli educatori.

Molti sostengono che l'adolescente dovrebbe in parte educarsi da solo (sebbene non da sè), e che l'educazione potrebbe quindi arrivare anche per vie nascoste e apparentemente casuali, una delle quali potrebbe essere l'incontro coi grandi spiriti della storia del genere umano.

Non è facile spiegare per quale profondo mistero esiste, nelle persone, la capacità di distinguere fra cose che ci colpiscono in modo consono alla nostra natura, e che noi definiamo "belle", da altre che non lo sono, o che lo sono all'opposto, e che noi definiamo "indifferenti", o "brutte".

Nell'essere umano adulto la cognizione del bello e del brutto può essere inquinata dalla propria stessa cultura, dalle preferenze indotte dai media, dal grado di gerarchia sociale, dal timore o dal desiderio del giudizio altrui. Nei giovani il giudizio è, al contrario, il prodotto di una sensazione selvaggia, spesso erronea a livello di ragionamento metafisico o sillogistico, ma sempre esatta, "reale" e indiscutibile a livello di sensazione estetica.

Per cui, se si chiedesse a un bambino - "Cos'è il bello"? e lui rispondesse - "Ciò che vedo e mi piace, e brutto il contrario" - questa sarebbe già una risposta sensata.

In età adulta, quando troveremo convenienza  a dichiarar "bello" quel che in realtà non sentiamo tale, tal cosa potrà dar voce alla nostra "coscienza", la quale spesso riaffiorerà a tormentarci. 

 

 

Sosteniamo che un grande artista non possa produrre "il brutto", nemmeno su ordinazione. Confrontiamo, ad esempio, le seguenti figure di Michelangelo, ricavate dagli affreschi della cappella Sistina.

 

  

Il primo ignudo rappresenta un beato accanto al Cristo, il cui volto però - vestito che fosse -  non si direbbe quello di un uomo bello. 

Il secondo è un diavolo traghettatore di anime prave, ovvero un brutto per antonomasia.

Nonostante ciò, siamo ugualmente in presenza del "bello", in quanto esso sta nell'artista, ed anche in noi quando siamo capaci di percepirlo.

 Skira, Corriere della Sera.

    

 

Il Perugino, ad esempio, è riconosciuto, insieme a Raffaello, Beato Angelico, Giotto, e ad altri pochi del suo livello, uno fra i grandi maestri del bello sacro, ovvero di un bello "che più bello non si può".

 

Madonna in trono con il Bambino, tra Santa Rosa, Santa Caterina d'Alessandria e due angeli.

1490 - 1495. Tavola. Parigi, Louvre.

Skira, Corriere della Sera.

Madonna in gloria tra i Santi Michele arcangelo, Caterina d'Alessandria, Apollonia, Giovanni Evangelista.

1497 - 1500. Tavola. 

Bologna, Pinacoteca Nazionale.

Skira, Corriere della Sera.

 

Si noti che Santi e Angeli, nonostante lo sfondo terreno, stanno idealmente nel Cielo, e sono quindi rappresentati nel momento d'immagine più bello, scelto da loro stessi o dalla nostra rappresentazione mentale. Niente, perciò, donne brutte, o anziane. Gli uomini, nel massimo del loro vigore giovanile, o della loro sapiente maturità. Le gambe nude dell'Arcangelo non reggono tuttavia il paragone con gli studi anatomici di Michelangelo... o forse no, se si pensa che lui sta nel Cielo e non si affatica.

 

Perugino: Ultima cena. 1485 - 1490. 

Affresco. Firenze, Sant'Onofrio.

Skira, Corriere della Sera.

 

Perugino: Nozze di Cana. 1515 - 1523. 

Tavola. Perugia. Galleria Nazionale.

Skira, Corriere della Sera.

 

Michelangelo fu il migliore anatomista e rappresentatore di corpi nudi umani in movimento, come dimostra lo studio preparatorio su cartone - perduto - qui riprodotto nella copia di Bastiano da Sangallo, detto Aristotile, architetto.

I corpi, ripresi in posizioni sempre diverse, rappresentano soldati fiorentini sorpresi dai pisani nel bagno, nell'atto di una disperata reazione, per loro fortuna giunta a buon fine.

 

Michelangelo: Battaglia di Cascina. Copia di Aristotele da Sangallo. 1542 c.ca. Norfolk, Holkham Hall.

Skira, Corriere della Sera.

 

 La capacità di Michelangelo nello studio dei corpi umani procurò a lui soventi critiche dagli ecclesiastici, nel tempo in cui fu impegnato nella Cappella Sistina, in Vaticano.

Le due figure che seguono rappresentano una Madonna con Bambino, del Perugino, accompagnata da oranti incappucciati.  L'altra, di Michelangelo, una Sacra Famiglia con ignudi. Nella intenzione di Michelangelo, tuttavia, gli ignudi sono puri anch'essi, rappresentando l'umanità prima della grazia. 

 

Perugino: Madonna della Consolazione.

1496 - 1498. Tavola.

Perugia, Galleria Nazionale.

Skira, Corriere della Sera.

Michelangelo: Tondo Doni: Sacra famiglia.

Inizio '500.  Tempera su tavola, diametro cm. 120. 

Firenze, Galleria degli Uffizi.

Skira, Corriere della Sera.

 

Leonardo da Vinci pareggiò entrambi gli artisti quivi citati, Perugino e Michelangelo. Umanizzò e diede vita al sacro, come si vede dall'immagine della Madonna felice che qui segue, mentre dell'anatomico addolcì le forme, come dal Bacco, affiancato.

 

 

Madonna col Bambino (Madonna Benois) 1478 - 1482 c.ca. Tavola. San Pietroburgo, The State Hermitage Museum.

Skira, Corriere della Sera.

 

Bacco. 1510 - 1515. Tavola.

Parigi,  Louvre.

Skira, Corriere della Sera.

 

Altrettanto può dirsi per Raffaello Sanzio, al quale sarà dato uno spazio preferenziale nella seconda delle nostre note. 

A differenza dei personaggi del Perugino, la cui bellezza si direbbe provenga esclusivamente dalla mano dell'artista, le figure di Raffaello sembra possiedano una bellezza proveniente dalla loro stessa natura, che sta, si potrebbe dire a mezz'aria, fra il Cielo e la Terra. 

Nell'angelo presentato qui sotto, l'espressione è  umana, mentre nel Gesù, più che nel Bacco di Leonardo, la muscolatura del corpo statico è "vera".

 

 

Angelo. 1500 - 1501. Tavola.

Brescia, Pinacoteca Civica Tosio Martinengo.

Skira, Corriere della Sera

 

Cristo benedicente. 1505. Tavola.

Brescia, Pinacoteca Civica Tosio Martinengo.

Skira, Corriere della Sera.

 

 

Il trionfo di Galatea. 1512.

Roma, Villa Farnesina.

Skira, Corriere della Sera.

 

In questo affresco di Raffaello i corpi in movimento evidenziano meglio la muscolatura più tesa. Si noti comunque che al tempo ci si muoveva quasi esclusivamente a piedi e a cavallo, e che quindi la muscolatura dei corpi giovani doveva mostrare un aspetto più forte e dinamico di quella dei "culturisti" nostrani dei quali, ahimè, il carattere artificiale della muscolatura coltivata su corpo statico è evidente. Qui sotto, altre due opere di Raffaello:

 

 

Il sogno del cavaliere. 1504. Tavola. 

Londra, National Gallery.

Skira, Corriere della Sera.

 

 

Pesca miracolosa. 1515 - 1516. Cartone. 

Londra, Victoria and Albert Museum.

Skira, Corriere della Sera.

 

Ed ecco, infine, le "dame" di Leonardo.

 

 

Ritratto di Cecilia Gallerani (La dama con l'Ermellino). 1488 - 1490. Tavola.

Cracovia, Czartoryski Museum.

Skira, Corriere della Sera.

 

Ritratto di dama (La Belle Ferronière).

Lucrezia Crivelli? 1490 - 1495 c.ca.

Tavola. Parigi, Louvre.

Skira, Corriere della Sera.

 

Ritratto di Monna Lisa del Giocondo. 1503-1504 e 1510-1515. Tavola.

Parigi, Louvre.

Skira, Corriere della Sera.

 

Ritratto di Ginevra Benci. 1474 - 1476 c.ca.

Tavola. Washington. National Gallery of Art.

Skira, Corriere della Sera.

 

Si noti che la preferenza che, nell'opinione generale dei critici, è assegnata alla Monna Lisa, non proviene dalla sua maggiore bellezza o migliore fattura, ma dalla umana simpatia che il personaggio riesce ad esprimere. Lo spettatore vorrebbe infatti che la figura uscisse dal quadro e si mettesse piacevolmente a conversare con lui. Non ne percepisce il timore reverenziale che forse possono dare le altre due dame presentate più in alto.

La Benci, infine, sembra stufa di stare in posa, mentre il fatto di essere ritratta da Leonardo, evidentemente non la sorregge.

 

In questo sito abbiamo di già imparato ad apprezzare Leonardo, sia nella directory Filosofia, che in Letteratura, e le possibili connessioni introdotte, sia a Musei leonardeschi che a sale dedicate, possono guidarci ancor meglio alla comprensione di questo genio e fare aumentare di molto, con poca fatica, la nostra cultura.

 

Leonardo da Vinci. Testa d'uomo. 

Venezia, Gallerie dell'Accademia.

Tecnica di studio preparatorio.

Treccani.

 

 

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