27. DE FELICE. Mussolini, Il mito, p. 180, sgg. P. ALATRI Le origini del fascismo. Editori Riuniti, 1971, p. 256 sgg. R. VIVARELLI Storia delle origini del fascismo (l’Italia dalla grande guerra alla marcia su Roma) vol. I. Società Editrice Il Mulino, p. 262. A TASCA Nascita ed avvento del fascismo vol. I. Universale Laterza Editori, 1972.
28. Non di rado le scelte di Mussolini furono dovute ai finanziamenti che questi ricevette e che resero possibile la vita del suo giornale, strumento principale della sua azione politica. Vedi R. VIVARELLI op. cit. p. 278 circa i rapporti tra Mussolini e l’Ansaldo.
29. P. ALATRI op. cit. pg. 18-19. L’Autore individua quale componente di questa classe la gente del popolo, la piccola borghesia abituata a portare i “galloni” che dopo aver esercitato un ruolo di primo piano durante la guerra si trovò, negli anni immediatamente successivi, ad ingrossare le file dei disoccupati o ad occupare un anonimo ruolo nella burocrazia statale e privata. R. VIVARELLI op. cit. p. 326. Secondo l’Autore anche gli squadristi possono collocarsi in questa definizione sociale, con la particolarità però che essi costituirono, per la prima volta in Italia, una forza armata e una guardia del corpo che si riunì intorno ad un giornale e ad un privato cittadino.
30. V. CASTRONOVO La crisi economica del dopoguerra e l’avvento del fascismo. In “Italia, fascismo, antifascismo, resistenza, rinnovamento”. Conversazioni promosse dal Consiglio Regionale Lombardo nel trentennale della Liberazione. Feltrinelli Editore, Milano, 1975, p. 31.
31. G. SALVEMINI L’Italia economica dal 1919 al 1922. In “Studi in onore di Gino Luzzatto”. Giuffrè, Milano, 1950, p. 287. Dello stesso Autore: La dittatura fascista in Italia. I quadri della nuova Italia in Il popolo d’Italia 27 novembre 1918.
32. U. TERRACINI Le origini del fascismo. In “Italia, fascismo, antifascismo, resistenza, rinnovamento”. Conversazioni promosse dal Consiglio Regionale Lombardo nel trentennale della Liberazione. Feltrinelli Editore, Milano, 1975, p. 19.
33. A. TASCA Nascita ed avvento del fascismo. Vol. II. Editori Laterza, 1972, p. 397.
34. B. MUSSOLINI Articolo pubblicato in: “Il popolo d’Italia” 27 luglio 1922. P. ALATRI op. cit. p. 88.
35. A.C. JEMOLO Stato e Chiesa negli ultimi cento anni. Einaudi, Torino, 1948, pg. 606-607.
36. P. ALATRI op. cit. p. 28. L’Autore sottolinea come la Chiesa cattolica cercò l’accordo con la dittatura spagnola di DE RIVERA e quella falangista di FRANCO, incurante del fatto che questi, come il fascismo italiano, fossero espressione di quel “immoderato nazionalismo” che proprio Pio XI criticava nella sua Enciclica del 23 dicembre 1922. Cfr. A. TASCA op. cit. p. 294, il quale sottolinea come l’avvicinamento con il fascismo fu voluto soprattutto dai gesuiti, che videro in questo nuovo movimento un mezzo per tornare alla situazione pre-unitaria e restituire alla Chiesa i poteri di cui era stata privata. Mussolini, a sua volta, attraverso pressioni sul Vaticano, intendeva utilizzare i voti popolari in funzione anti-socialista. F. MALGERI La Chiesa italiana e la guerra (1940-1945). Edizioni Nuova Universale Studium. Roma. E. APIH op. cit. p. 365. In queste pagine l’Autore riporta alcuni brani di articoli apparsi tra il 1935 ed il 1936 sul quotidiano cattolico triestino “La Vita Nuova” e su “Il Piccolo” in cui viene lodata l’opera di colonizzazione svolta dal regime. Il questa, come nella lotta al Comunismo, la Chiesa vedeva la possibilità di una espansione del Cattolicesimo.
37. A. TASCA op. cit. vol. II., p. 407.
38. P. ALATRI op. cit. p. 24. A. TASCA op. cit. p. 549. U. TERRACINI op. cit. p. 29.
39. BOGDAN NOVAK Trieste, 1941-1945. La lotta politica ed ideologica universali. Mursia & C. La Venezia Giulia corrispondeva all’incirca al territorio compreso tra il confine italo-austriaco del 1866-1818 e la frontiera italo-jugoslava tracciata nel 1920, nota come “Linea di Rapallo”. Essa escludeva la città dalmata di Zara e le isole dalmate che passarono all’Italia dopo il 1920. Questa terra era stata motivo di rivendicazione sia da parte dei tedeschi, che degli italiani, che degli sloveni. Sloveni e croati si stabilirono nelle campagne, mentre gli italiani si insediarono nelle città e nei comuni rivieraschi dell’Istria. I diversi censimenti che furono effettuati, sia dall’Austria tra il 1880 ed il 1910, sia dall’Italia a partire dal 1921, non diedero mai un risultato attendibile riguardo a quale fosse il gruppo etnico (italiano o slavo) cui apparteneva la maggioranza della popolazione. I censimenti furono effettuati sia basandosi sull’origine etnica dei cittadini, sia in base alla lingua madre, anziché la lingua d’uso. Questo criterio si rivelò inesatto, soprattutto in quanto numerosi croati e sloveni erano emigrati nelle città in cui, essendo prevalente la popolazione italiana, preferirono rifiutare la madre lingua (cui fu riservato un uso solo privato) ed adottarono la lingua italiana. Essere italiano significava infatti essere abitanti delle città, ed era quindi fonte di prestigio. Al contrario, nel 1945, il censimento fu fatto in base ai cognomi: risultarono così originari di questa regione anche molti croati e sloveni che erano entrati in Istria al seguito delle forze di occupazione e quanti, pur dichiarandosi italiani, avendo un cognome slavo furono censiti come tali. La determinazione, quindi, dell’appartenenza ai diversi gruppi etnici risultò in questa zona sempre di difficile attuazione.
40. E. APIH op. cit. p 128. In un articolo del 20 settembre 1920 su “Il Popolo d’Italia” Mussolini scriveva che I fasci di combattimento, che altrove erano ancora una parvenza, in Venezia Giulia costituivano l’elemento predominante della situazione politica.
41. A. TASCA op. cit. p. 161.
42. “La Vedetta d’Italia” 16 luglio 1920; “La Nazione” 14-15 luglio 1920; R. DE FELICE Mussolini il rivoluzionario pg. 624-625. BOGDAN NOVAK op. cit. p. 210.
43. R. VIVARELLI op. cit. vol. I, pg. 586-587.
44. R. DE FELICE Sindacalismo rivoluzionario e fiumanesimo nel carteggio De Ambris – D’Annunzio (1919 – 1922). Biblioteca di Storia Contemporanea, p. X. L’Autore cita in proposito un articolo di Mussolini: “Dov’è il Governo?” apparso su “Il Popolo d’Italia” il 9 giugno 1919.
45. R. DE FELICE op. cit. pg. 55-62. Nella lettera del fratello Amilcare è evidente l’interesse rivolto da Alceste De Ambris alla questione di Fiume “per esigenze di sicurezza” e per il rispetto del principio di nazionalità.
46. R. DE FELICE op. cit. p. 95. Non è inoltre da sottovalutare quanto l’italianità di Fiume fosse importante anche da un punto di vista economico. Essa significava la prevalenza sul mare Adriatico e la possibilità, per Trieste, di non doversi confrontare con la concorrenza commerciale di Fiume, sbocco unico per i Balcani e per la Slovenia. Cfr. a proposito l’articolo di Maria Teresa Marcellini “La questione di Fiume nell’opinione pubblica di Trieste”(1918-1922), p. 68. In: “Rivista di Studi fiumani” anno VI, nn. 1-2, gennaio-giugno 1958. L’Autrice inoltre sostiene, a pagina 66, che l’importanza di Fiume italiana ebbe un significato diverso per la destra nazionalista (organizzata nei fasci di combattimento) che espresse le sue idee ne “Il Popolo di Trieste” (gemello del Popolo d’Italia) e per quelle del gruppo di uomini erroneamente definiti, ad esempio, da A. TASCA in op. cit., “indistinguibili dagli spostati che combatterono animati da uno spirito diverso”. Fiume fu per questi il completamento di un programma risorgimentale. Ne sono testimonianza i diversi articoli apparsi sul settimanale “L’Emancipazione”, che ne conteneva il programma. Solo in quest’ottica poteva essere accettabile il proposito di D’Annunzio di una Fiume anticipatrice di una rivoluzione repubblicana e socialista, italiana ed europea.
47. P. ALATRI op. cit. nota a p. 59.
48. I fascisti locali stessi accolsero il trattato di Rapallo con sdegno, in linea con l’atteggiamento di D’Annunzio e in contrasto con i circoli direttivi di Milano. Ci fu quindi una vera e propria lotta per il potere ed il trattato di Rapallo servì a togliere prestigio al nome di D’Annunzio, pericoloso concorrente in questa corsa. Vedi C. SILVESTRI D’Annunzianesimo e fascismo a Trieste. In “Trieste” anno IV, n. 20 luglio-agosto 1957.
49. R. DE FELICE op. cit. p. 29.
50. A. TASCA op. cit. p. 300. L’Autore sostiene che la linea di demarcazione tra legionari e fascisti resta imprecisata. Di diversa opinione è R. DE FELICE op. cit. nota 16. A. BALLARINI op. cit. p. 51; secondo l’Autore, Fiume, in base ai progetti dannunziani e zanelliani, era semplicemente un formidabile equivoco. Vedi anche “Rivista di Studi fiumani” anno XVII, II. semestre, 1997, n.s. p. 64. “L’Ordine nuovo” 22 luglio 1921, art. in cui si cita la lettera di D’Annunzio ai legionari processati in difesa di quanti furono condannati per l’insurrezione ed il complotto terroristico in relazione alle cinque giornate di Fiume, ed art. del 26 settembre 1921 “I legionari non aderiscano ai fasci” che si riferisce all’intervista del segretario generale della Federazione Legionari Fiumani Foscanelli che, in un convegno tenutosi a Roma, pose la questione del rapporto con i fasci. Un’adesione a questi, disse, sarebbe stata in contrasto con il principio animatore dell’impresa fiumana, che era stata essenzialmente rivoluzionaria, mentre i fasci erano uno “strumento della classe borghese”. “I legionari si staccano dai fascisti” del 1° dicembre 1921 e “Un appello ai legionari fiumani dopo la scissione con i fascisti” del 18 dicembre 1921.
51. A. BALLARINI op. cit. p. 58. Mussolini, il 29 ottobre, portava al Re d’Italia Vittorio Veneto, di cui parte importante era Fiume. G. STELLI Alcune osservazioni sulla versione zanelliana del colpo di Stato del 3 marzo 1922, con particolare riferimento al “Libro Rosso sui rapporti del governo di Fiume col Regio Governo d’Italia”. In “L’autonomia fiumana (1896-1947) e la figura di Riccardo Zanella”. Atti del Convegno tenutosi a Trieste il 3 novembre 1995. Roma, 1997, pg. 103-117.
52. A. ERCOLANI La fondazione del Fascio di Combattimento a Fiume, tra Mussolini e D’Annunzio. Bonacci Editore, 1996, p. 19.
53. C. SILVESTRI op. cit. pgg. 33-37. R. VIVARELLI op. cit. pg. 540-541. “Il Popolo d’Italia” diede notizia dell’avvenuta costituzione del Fascio di Combattimento fiumano in un comunicato dell’edizione del 22 agosto 1920. E. APIH op. cit. p. 197, riporta parte del discorso che Mussolini tenne alla Camera il 16 novembre 1923, in cui dichiarò che il problema di Fiume apparteneva alla categoria dei problemi quasi insolubili. Nel 1924, su un articolo de “Il Piccolo” del 19 dicembre “4 ottobre e 19 febbraio” in occasione delle elezioni Mussolini espresse dubbi circa l’assenso che la popolazione, che aveva ormai perso fiducia nel fascismo, avrebbe espresso alle liste fasciste e decise pertanto di non indire elezioni a Fiume. Vedi copia del Manifesto Costitutivo del Fascio fiumano, allegato in appendice (allegato 1).
54. A. ERCOLANI op. cit. p. 77.
55. A. ERCOLANI op. cit. p. 79.
56. BOGDAN NOVAK op. cit. pg. 47-51. Significativo è inoltre il memoriale di Italo Sauro al Duce, nel 1939, con il quale si volle porre soluzione al problema slavo in Venezia Giulia. Il testo, tratto dai “Quaderni del Centro Ricerche Storiche di Rovigno” vol. III. Archivio Militare dell’Armata Jugoslava, Belgrado K911, è riportato in appendice (allegato n. 2).
57. M. RISOLO Il fascismo nella Venezia Giulia: dalle origini alla marcia su Roma. Trieste, 1932. Gli stessi scrittori fascisti che espressero la loro ammirazione per l’opera di trasformazione della Venezia Giulia in una zona italiana, ammettono l’esistenza delle persecuzioni fasciste. A questo proposito vedansi i numerosi articoli apparsi sulla rivista “Trieste” dopo la seconda guerra mondiale, tra cui: E. APIH Il fascismo a Trieste. In: “Trieste” n. 7, maggio-giugno 1955, pg. 38-43. Cfr. C, SCHIFFRER Fascisti e militari nell’incendio Balkan. In “Trieste”, n. 55, maggio-giugno 1963, pg. 15-18.
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