STEFANO ZOPPICHINI
PER UN NUOVO TRATTATO
DI OSIMO
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Si è svolto il 30 novembre 2002, dapprima presso la villa Leopardi-Dittajuti, sede della storica firma ed alla presenza dei conti Guido e Francesco che hanno fatto gli onori di casa, e poi nella Sala Maggiore del Comune, alla presenza dell'assessore Claudia Domizio, un interessante convegno organizzato dall' ADES (Amici e Discendenti degli ESuli giuliani, istriani, fiumani e dalmati, sul tema "Trattato di Osimo 27 anni dopo", che è servito, oltre a ricordare a distanza di più di cinque lustri le premesse storiche, giuridiche e politiche che portarono alla firma degli accordi, anche a fare il punto della situazione sull'auspicata eventualità che gli stessi vengano rivisti, con la conseguenza di porre in essere nuovi accordi tra l'Italia da una parte e la Croazia e la Slovenia dall'altra. Ne è nato un vivace ed approfondito dibattito che non ho mancato di seguire, anche e soprattutto allo scopo di capire quali reali possibilità si hanno in tal senso e quali punti andrebbero ad essere modificati, traendone un'impressione tutto sommato positiva, anche se molti ostacoli di squisita natura politica debbono ancora essere rimossi prima che si arrivi a mettere nero su bianco.
Tralascio, ma solo per motivi di spazio, la premessa svolta dal Presidente dell'ADES avv. Pietro Luigi Crasti sulla vergognosa svendita fatta a suo tempo ad Osimo, dell'ultimo lembo d'Istria, vale a dire di una penisola che per tradizioni, cultura, popolazione e lingua è da sempre stata italiana, e sulle negative ripercussioni di immagine che ciò ebbe sulla nostra città e sulla famiglia Leopardi-Dittajuti, costretta suo malgrado a fornire la sede della firma, poiché la villa di monte Santo Pietro, scelta per questioni di sicurezza, doveva per legge essere messa a disposizione dello Stato italiano in quanto monumento nazionale.
Le prospettive in ordine alla firma di un nuovo trattato sono state illustrate dall'avvocato Gian Paolo Sardos Albertini, presidente onorario dell'ADES, il quale ha affermato che attualmente due sono le commissioni che si stanno occupando della vicenda: la prima, presso il Ministero degli Esteri - la cosiddetta Commissione Maresca, che prende il nome dal prof. Maresca, docente universitario di diritto Internazionale Pubblico - la quale il 30 luglio 02 ha concluso i suoi lavori con una relazione che lascia ben sperare e che mi appresto a riportare:
<Giuridicamente nulla osta alla revisione degli Accordi, vista la pacifica applicabilità nel caso di specie del ben noto principio di diritto internazionale consuetudinario conosciuto come "clausola rebus sic stantibus", la quale in pratica afferma che due Stati ben potrebbero cambiare accordi precedentemente sottoscritti quando le condizioni che portarono agli stessi si siano del tutto modificate nel tempo. Alcuni, come l'avv. Marcantonio Bezicheri, intervenuto in seno al convegno, addirittura dubitano sul fatto che Slovenia e Croazia siano mai subentrate all'ex Jugoslavia nel Trattato, dal momento che in realtà la Jugoslavia esiste ancora, formata dalle Repubbliche Federate di Serbia e Montenegro, e dunque l'unico interlocutore valido per lo Stato italiano sarebbe quest'ultima nazione e non i due nuovi Stati slavi.>
<Slovenia e Croazia hanno firmato la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, la quale sancisce come diritto inviolabile e protetto la proprietà privata: alla luce di questo principio esse sarebbero costrette a rivedere gli Accordi sulla parte relativa al mancato indennizzo agli esuli italiani dei beni confiscati e nazionalizzati dalle autorità jugoslave subito dopo la fine della seconda guerra mondiale; c'è da ricordare che oltre 350.000 connazionali furono costretti ad abbandonare tutti i loro averi a seguito dell'invasione di quei territori. Ovviamente dovrebbe trattarsi di un serio indennizzo, commisurato al valore che quei beni avrebbero al giorno d'oggi. In caso contrario l'Italia potrebbe denunciare nelle debite sedi il mancato rispetto della Convenzione da parte di due Stati firmatari; con la Croazia da anni è stata intavolata una trattativa atta a portare ad un accordo bilaterale già denominato "Trattato di Amicizia e Cooperazione italo-croato" il quale dovrebbe prevedere, tra gli altri punti, anche la questione della restituzione o indennizzo dei beni agli esuli , questione che sinora la parte italiana ha mantenuto in sordina, ma che alla luce della Commissione Maresca potrebbe mettere all'ordine del giorno, costringendo la riluttante Zagabria ad una seria discussione su ciò.>
Il trattato di Amicizia - aggiungiamo noi - era stato caldeggiato dall'ex Ministro degli Esteri Renato Ruggiero, ma il vice premier Gianfranco Fini, con l'avvallo del Presidente Berlusconi, ed in accoglimento di forti critiche da parte delle associazioni degli esuli, lo aveva in pratica congelato, anche perchè il nodo dei beni abbandonati era stato considerato dalla Croazia, per bocca del suo Ministro degli Esteri Tonino Picula, un problema chiuso. La relazione Maresca ora apre nuovi margini di discussione, anche se non sarà facile convincere i croati a rivedere il punto.
<Con la Slovenia la questione è più spinosa: l'Italia non ha mai accettato un'offerta fatta anni fa da Lubijana, che versò una somma di denaro in una banca Svizzera - dopo averla unilateralmente quantificata - a titolo di indennizzo per il 60% dei beni confiscati agli italiani, con la esplicita richiesta di rivolgere alla Croazia le richieste di indennizzo per il rimanente 40%: il rifiuto dell'Italia ha provocato un irrigidimento della Slovenia, sinora irremovibile nel trattare con l'Italia la questione secondo princìpi di equità e giustizia.>
Questo intransigente atteggiamento da parte slava ha fatto ritenere a molti, tra cui il sottoscritto, che l'Italia potrebbe esercitare il diritto di veto sulla imminente entrata della Slovenia nella U.E., visto che l'art. 5 del trattato di Maastricht prevede la unanimità degli Stati membri a proposito di nuove adesioni all'Unione. Il che, indubbiamente, rappresenterebbe un buon viatico per ammorbidire la posizione di Lubijana. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una ritorsione, ma giova ricordare che la Slovenia non arriva a due milioni di abitanti (la Croazia ne conta poco più di quattro) mentre l'Italia, con una popolazione trenta volte superiore, rappresenta una delle nazioni più industrializzate e progredite del mondo, nonché membro di diritto del G8 per PIL accumulato, e, del resto, Roma chiede soltanto che sul punto si apra un sereno confronto, allo scopo di cercare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti. Il convegno del 30 novembre è giunto, dunque, ad una triplice conclusione: la prima è che nessun ostacolo giuridico si frappone alla possibilità di concludere nuovi accordi, ed anzi è doveroso insistere su ciò; la seconda è che ancora manca una univoca volontà politica, in Italia, a che i contatti intrapresi con Croazia e Slovenia giungano a risultati concreti, poiché non c'è una coscienza comune nel ritenere la questione una priorità nazionale, o comunque di stretta attualità: la terza è che l'unico punto in cui il trattato di Osimo potrebbe essere modificato, riguarda la questione degli indennizzi, o restituzione di beni ai nostri concittadini, risultando di tutta evidenza l'impossibilità di rivederlo nella parte relativa ai confini territoriali, modificati sensibilmente a favore slavo, sia a Londra nel 1954, che ad Osimo nel 1975, pena il fatto di aprire un contenzioso ben più pesante e pericoloso di quello vissuto sino ad oggi.
Ed Osimo, che cosa ne pensa di tutto ciò? Credo che siano più che mai attuali i concetti contenuti nella delibera votata all'unanimità dal Consiglio Comunale nella seduta straordinaria del 27 novembre 1999, dove tra l'altro si affermò che: <... evidente fu il disagio arrecato alle popolazioni italiane residenti nelle zone oggetto della spartizione, costrette a massicci esodi verso la madrepatria (e altre terre del mondo N.d.R.) e all'abbandono dei propri beni senza adeguato riconoscimento...> e deliberando in proposito di <... sollecitare un intervento del Governo centrale teso a risolvere rapidamente e definitivamente la questione relativa all'indennizzo dei beni perduti dagli esuli, anche in considerazione delle proposte di legge giacenti alla Camera e al Senato... > Ad avviso di chi scrive, una chiara presa di posizione, un atto di solidarietà verso tanti nostri concittadini giuliani, istriani e dalmati costretti a fuggire dalla violenza dopo aver perduto ogni proprio avere, un auspicio a che sia cancellata una vergogna che purtroppo, da quasi trent'anni, è associata al nome della nostra città: una speranza che porti ad un nuovo Trattato, non ad una nuova Osimo.
da "La Meridiana" del 7 dicembre 2002. Osimo Edizioni di Valeria Dentamaro.
F I N E
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