Lo Spirito delle Leggi
seconda lettura:
Libro diciannovesimo
Delle leggi che determinano la libertà politica nei suoi rapporti con la Costituzione. (1).
Traduzione di Beatrice Boffito Serra; note di Robert Derathé.
Parte terza
XXVII. Come le leggi possono contribuire a formare i costumi, le usanze e il carattere di una nazione (27).
I costumi di un popolo schiavo sono una parte della sua schiavitù: quelli di un popolo libero sono una parte della sua libertà.
Ho parlato nel libro XI (a) di un popolo libero, ho esposto i princìpi della sua costituzione: vediamo gli effetti che debbono derivarne, il carattere che ha potuto formarsi e le usanze che ne risultano.
Non dico che il clima non abbia prodotto, in gran parte, le leggi, i costumi e le usanze di questa nazione, ma dico che le leggi, i costumi e le usanze di questa nazione dovrebbero avere uno stretto rapporto con le sue leggi.
Poiché in questo Stato vi sarebbero due poteri visibili (28); il potere legislativo e l'esecutivo, e qualunque cittadino vi avrebbe la propria volontà, e vi farebbe valere a suo talento la propria indipendenza, la maggior parte delle persone sarebbero più attaccate a uno di questi poteri che all'altro, dato che la massa non possiede, d'ordinario, tanta equità e tanto buon senso da simpatizzare ugualmente per tutti e due.
E poiché il potere esecutivo, disponendo di tutte le cariche, potrebbe suscitare grandi speranze e mai timori, tutti quelli che ne avessero ottenuto qualche cosa sarebbero portati a volgersi dalla sua parte, e potrebbe essere attaccato da tutti quelli che non ne sperassero niente.
Tutte le passioni, essendovi libere, l'odio, l'invidia, la gelosia, la brama di arricchire e di distinguersi si rivelerebbero in tutta la loro estensione; e se ciò fosse diversamente, lo Stato sarebbe come un uomo abbattuto dalla malattia, che non ha passioni perché non ha forze.
L'odio fra i due partiti (29) durerebbe perché sarebbe sempre impotente.
Essendo questi partiti composti di uomini liberi, se uno dei due prendesse troppo il sopravvento, l'effetto della libertà sarebbe che questo verrebbe abbassato, mentre i cittadini, come le mani che aiutano il corpo, accorrerebbero a risollevare l'altro.
Siccome ogni privato, sempre indipendente, seguirebbe molto i capricci e le proprie fantasie, si cambierebbe spesso di partito; se ne abbandonerebbe uno, lasciandovi tutti gli amici, per legarsi a un altro nel quale si troverebbero tutti i nemici; e spesso in questa nazione si potrebbero dimenticare le leggi dell'amicizia e quelle dell'odio.
Il monarca si troverebbe nel caso dei privati; e contro i princìpi ordinari della prudenza, sarebbe spesso obbligato a concedere la sua fiducia a coloro che lo avessero più offeso e a privare della sua grazia chi lo avesse servito meglio, facendo per necessità quello che gli altri principi fanno per scelta.
Si teme di veder sfuggire un bene che si gode, che non si conosce gran fatto e che può esserci nascosto; e il timore ingrandisce sempre gli oggetti. Il popolo si preoccuperebbe per la sua situazione e crederebbe d'essere in pericolo proprio nei momenti in cui è più sicuro.
Tanto più che quelli che si opponessero con maggiore vivacità al potere esecutivo, non potendo confessare i motivi interessati della loro opposizione, aumenterebbero i terrori del popolo, il quale non saprebbe mai con precisione se fosse in pericolo o no. Ma anche questo contribuirebbe a fargli evitare i veri pericoli a cui, in seguito, potrebbe essere esposto.
Ma il corpo legislativo, avendo la fiducia del popolo, ed essendo più illuminato, potrebbe farlo ricredere delle cattive impressioni ricevute, e calmare le sue agitazioni.
E' questo il grande vantaggio che avrebbe questo governo sulle democrazie antiche, nelle quali il popolo aveva il potere immediato (30); poiché quando gli oratori lo agitavano, queste agitazioni producevano sempre il loro effetto.
Quindi, quando i terrori diffusi dalla stampa non avessero un oggetto preciso, non produrrebbero altro che vari clamori e offese; anzi, avrebbero perfino il buon effetto di tendere tutte le molle del governo, e terrebbero sveglia l'attenzione dei cittadini. Ma se nascessero a caso dal rovesciamento delle leggi fondamentali, sarebbero sordi, funesti, atroci, e produrrebbero catastrofi.
In breve, si vedrebbe una orribile calma durante la quale tutto si riunirebbe contro il potere violatore delle leggi.
Se, nel caso in cui le inquietudini non hanno un oggetto preciso, qualche potenza straniera minacciasse lo Stato e ne mettesse in pericolo la prosperità e la gloria, allora gli interessi minori, cedendo dinanzi a quelli maggiori, tutto si riunirebbe in favore del potere esecutivo.
Se poi le dispute sorgessero in occasione della violazione delle leggi fondamentali, e comparisse una potenza straniera, vi sarebbe una rivoluzione che non cambierebbe, né la forma del governo, né la sua costituzione: infatti, le rivoluzioni prodotte dalla libertà non sono che una conferma della libertà.
Una nazione libera può avere un liberatore, una nazione soggiogata non può avere che un altro oppressore.
Infatti, chiunque abbia forza abbastanza per cacciare colui che è già il padrone assoluto in uno Stato, ne ha abbastanza per divenirlo lui stesso.
Siccome, per godere della libertà, bisogna che ciascuno possa dire quello che pensa, e siccome per conservarla, bisogna ancora che ciascuno possa dire quello che pensa, un cittadino, in questo Stato, direbbe e scriverebbe tutto ciò che le leggi non gli hanno proibito espressamente di dire e di scrivere.
Questa nazione, sempre sovraeccitata, potrebbe esser guidata più facilmente dalle sue passioni che dalla ragione, la quale non produce mai grandi effetti sullo spirito degli uomini; e sarebbe facile a chi la governasse di farle intraprendere imprese contrarie ai suoi veri interessi.
Questa nazione amerebbe prodigiosamente le sua libertà, perché questa libertà sarebbe reale, e potrebbe avvenire che, per difenderla, essa sacrificasse i suoi beni, i suoi agi, i suoi interessi; che si caricasse delle imposte più gravose, e tali che il più assoluto sovrano non oserebbe far sopportare ai suoi sudditi.
Ma, poiché avrebbe una sicura coscienza della necessità di sottomettervisi, poiché pagherebbe nella ben fondata speranza di non pagare più, gli oneri vi sarebbero più gravosi di quanto non se ne avesse la sensazione; mentre vi sono Stati in cui la sensazione del male è infinitamente superiore al male stesso.
Essa avrebbe un credito sicuro, perchè prenderebbe in prestito a sé stessa e si pagherebbe da sé. Potrebbe accadere che intraprendesse imprese superiori alle sue forze, e facesse valere contro i nemici immense ricchezze fittizie (31), che però la fiducia e la natura del suo governo renderebbero reali.
Per conservare la libertà, prenderebbe a prestito dai suoi sudditi, i quali, comprendendo che il suo credito andrebbe perduto se essa fosse conquistata, avrebbero nuovo motivo per sforzarsi di difendere la sua libertà.
Se questa nazione abitasse un'isola, non sarebbe conquistatrice, perché le conquiste separate la indebolirebbero. Lo sarebbe ancor meno se il terreno di quell'isola fosse buono, perché non avrebbe bisogno della guerra per arricchire. E siccome nessun cittadino dipenderebbe da un altro cittadino, ciascuno terrebbe più alla sua libertà che alla gloria di alcuni cittadini, o di uno solo.
Colà gli uomini di guerra sarebbero considerati come gente dedita a un mestiere che può essere utile, e spesso pericoloso, come gente i cui servigi sono onerosi per la nazione stessa; e le qualità civili vi sarebbero tenute in maggior considerazione.
Questa nazione, che la pace e la libertà renderebbero prospera, affrancata da pregiudizi distruttori, sarebbe portata a darsi al commercio. Se avesse qualcuna di quelle materie prime che servono a fare cose a cui la mano dell'operaio conferisce gran pregio, potrebbe fare delle istituzioni atte a procurarle in tutta la sua estensione il godimento di questo dono del cielo.
Se questa nazione fosse situata verso il Nord, e avesse un gran numero di derrate superflue e mancasse in cambio di un gran numero di mercanzie rifiutatele dal suo clima, farebbe un commercio necessario, ma esteso, con i popoli del Mezzogiorno; e, scegliendo gli Stati che favorirebbe con un commercio vantaggioso, farebbe dei trattati reciprocamente utili con la nazione scelta.
In uno Stato in cui, da una parte, l'opulenza fosse estrema, e dall'altra le imposte eccessive, non si potrebbe vivere senza industriarsi, qualora si avesse una ricchezza limitata. Molte persone, col pretesto dei viaggi e della salute, si esilierebbero da casa loro e andrebbero a cercare l'abbondanza nei Paesi della schiavitù stessa.
Una nazione commerciante ha un numero prodigioso di piccoli interessi particolari; può dunque offendere ed essere offesa in una infinità di maniere. Questa nazione diverrebbe supremamente gelosa, e si affliggerebbe più della prosperità altrui di quanto non godrebbe della propria.
E le sue leggi, del resto miti e lievi, potrebbero essere tanto rigide nei confronti del commercio e della navigazione che si facessero con essa, che sembrerebbe che essa negoziasse soltanto con dei nemici.
Se questa nazione istruisse colonie in regioni lontane, lo farebbe per estendere il suo commercio, più che il suo dominio.
Poiché si desidera stabilire altrove quello che si trova stabilito in patria, essa darebbe ai popoli delle sue colonie la forma del governo suo proprio: e poiché questo governo porterebbe seco la prosperità, si vedrebbero formarsi grandi popoli perfino nelle foreste che essa farebbe abitare (32).
Potrebbe darsi che in altri tempi avesse soggiogato una nazione vicina (33) che, per la sua situazione, la bontà dei suoi porti, la natura delle sue ricchezze, suscitasse la sua gelosia; perciò, pur avendole dato le sue proprie leggi, la terrebbe in stretta dipendenza; di modo che i cittadini vi sarebbero liberi, e proprio lo Stato vi sarebbe schiavo.
Lo Stato conquistato avrebbe un ottimo ordinamento civile, ma sarebbe oppresso dal diritto delle genti; e gli verrebbero imposte, da nazione a nazione, leggi tali che la sua prosperità sarebbe soltanto precaria, e soltanto in deposito per un padrone.
Essendo situata su una grande isola ed esercitando un grande commercio, la nazione dominante avrebbe ogni genere di facilitazioni per armare forze di mare; e siccome la conservazione della propria libertà richiederebbe che non avesse né piazzeforti, né fortezze, né eserciti di terra, avrebbe bisogno di un esercito di mare che la garantisse dalle invasioni; e la sua marina sarebbe superiore a quella di tutte le altre potenze che, avendo bisogno d'impiegare le loro finanze per la guerra terrestre, non ne avrebbero più abbastanza per la guerra sul mare.
L'impero del mare ha dato sempre ai popoli che l'hanno detenuto, una fierezza naturale; perché, sentendosi capaci di offendere da per tutto, credono che la loro potenza sia illimitata come l'oceano (34).
Questa nazione potrebbe avere grande influenza sugli affari dei vicini. Infatti, siccome non impiegherebbe la propria potenza per conquistare, se ne cercherebbe l'amicizia e se ne temerebbe l'odio più di quanto l'incostanza del suo governo e la sua agitazione interna sembrerebbero permettere.
Perciò, il destino del potere esecutivo sarebbe d'essere quasi sempre turbato all'interno e rispettato al di fuori.
Se capitasse che questa nazione divenisse in qualche occasione il centro dei traffici dell'Europa, vi porterebbe un po' più di probità e di buona fede delle altre, poiché, essendo i suoi ministri obbligati spesso a giustificare la propria condotta davanti a un consiglio popolare, le sue negoziazioni non potrebbero essere segrete, ed essi sarebbero costretti ad essere, a questo riguardo, un poco più onesti.
Di più, poiché sarebbero in qualche modo responsabili degli eventi che una condotta tortuosa potrebbe far nascere, il partito più sicuro per loro sarebbe di prendere il cammino più diritto.
Se i nobili avessero goduto, in certi tempi, un potere smodato nella nazione, e il monarca avesse trovato il mezzo di abbassarli risollevando il popolo, il punto della schiavitù estrema sarebbe stato toccato fra il momento dell'abbassamento dei grandi e quello in cui il popolo avesse cominciato a comprendere il proprio potere.
Potrebbe darsi che questa nazione, essendo stata sottomessa, in altri tempi, a un potere arbitrario, ne avesse conservato lo stile in numerose occasioni; di modo che, sulla base di un governo libero, si vedrebbe spesso la forma di un governo assoluto.
Per quanto riguarda la religione, poiché in questo Stato ogni cittadino avrebbe la propria volontà, e per conseguenza sarebbe guidato dai propri lumi o dalle proprie fantasie, accadrebbe, o che ciascuno avrebbe una grande indifferenza per tutte le religioni, di qualunque specie, per lo che tutti sarebbero portati ad abbracciare la religione dominante (35), o che si sarebbe zelanti per la religione in generale, per il che si moltiplicherebbero le sette.
Non sarebbe impossibile che vi fossero in questa nazione persone prive di religione, e che tuttavia non sopporterebbero di essere obbligate a cambiare quella che avessero, qualora ne avessero una, perché si renderebbero subito conto che la vita e i beni non appartengono loro più che il loro modo di pensare; e che chi può rapire l'una cosa, può ancor meglio portar via l'altra.
Se fra le differenti religioni ve ne fosse una alla quale si fosse tentato di pervenire per via della schiavitù (36), vi sarebbe odiosa; dato che, siccome giudichiamo le cose dai legami e dalle circostanze che vi ammettiamo, questa non si presenterebbe mai allo spirito con l'idea della libertà.
Le leggi contro chi professasse questa religione non sarebbero sanguinarie, perché la libertà non immagina nemmeno questo genere di pene; ma sarebbero tanto repressive che farebbero tutto il male che si può fare a sangue freddo. Potrebbe capitare in mille maniere che il clero godesse così poco credito, che gli altri cittadini ne avrebbero di più. Perciò, invece di separarsi, esso preferirebbe sopportare gli stessi pesi dei laici e formare, sotto questo rispetto, un corpo unico; ma siccome cercherebbe sempre di attirarsi il rispetto del popolo, si distinguerebbe per una vita più ritirata, una condotta più riserbata, e costumi più puri (37).
Questo clero, non potendo proteggere la religione, né esser protetto da essa, non avendo la forza di costringere, cercherebbe di persuadere; si vedrebbero uscire dalla sua penna opere eccellenti per provare la rivelazione e la provvidenza dell'essere supremo.
Potrebbe capitare che si evitassero le sue assemblee e che non gli si volesse permettere di correggere i suoi abusi stessi; e che, per una esagerazione della libertà, si preferisse lasciare incompleta la sua riforma, anziché sopportare che esso stesso fosse riformatore.
Le cariche, facendo parte della costituzione fondamentale, sarebbero più stabili che altrove; ma, d'altra parte, i grandi, in questo Paese di libertà, si avvicinerebbero di più al popolo; i ranghi sarebbero dunque più distinti, e le persone più mescolate.
Coloro che governano avendo un potere che si ricarica, per così dire, e si rinnova tutti i giorni, avrebbero maggior riguardo per chi è utile che per chi li diverte: così si vedrebbero pochi cortigiani, pochi adulatori, pochi compiacenti, pochi infine di tutte quelle razze di persone che fanno pagare ai grandi perfino il vuoto del loro spirito.
Non vi si stimerebbero gli uomini dai talenti o dagli attributi frivoli, ma dalle qualità reali; e di questo tipo non ve ne sono che due: le ricchezze e il merito personale.
Vi si avrebbe un lusso solido, fondato non sul raffinamento della vanità, ma su quello dei bisogni reali, e non si cercherebbero nella cose se non i piaceri che la natura vi ha posto .
Vi si godrebbe di un gran superfluo, e tuttavia le cose frivole vi sarebbero prescritte; perciò parecchi, avendo più beni che occasioni da spendere, li impiegherebbero in modo bizzarro; e in questa nazione vi sarebbe più spirito che gusto.
Siccome si sarebbe sempre occupati dei propri interessi, non vi si avrebbe quella raffinatezza di maniere che è basata sull'ozio; e realmente non se ne avrebbe il tempo (38).
L'epoca di questa raffinatezza di maniere, presso i Romani, è la stessa dello stabilirsi del potere arbitrario. Il governo assoluto produce l'ozio, e l'ozio fa nascere l'eleganza delle maniere.
Quanto maggiore, in una nazione, è il numero di coloro che hanno bisogno di aversi scambievoli riguardi e di non dispiacersi, più si è civili. Ma la raffinatezza dei costumi, anziché delle maniere, è quella che deve distinguerci dai popoli barbari.
In una nazione in cui tutti, ciascuno a suo modo, prendessero parte all'amministrazione dello Stato, le donne non dovrebbero affatto vivere con gli uomini. Esse sarebbero quindi modeste, cioè timide (39); questa timidezza produrrebbe la loro virtù; mentre gli uomini, privati della galanteria, si getterebbero in una dissolutezza che lascerebbe loro tutta la loro libertà e i loro comodi.
Le leggi, non essendo fatte per un individuo più che per un altro, ciascuno si considererebbe un sovrano, e gli uomini, in questa nazione, sarebbero piuttosto dei confederati che dei cittadini.
Se il clima avesse dato a molti individui uno spirito inquieto (40) e larghe vedute, in un Paese in cui la costituzione desse a tutti una parte al governo e degli interessi politici, si parlerebbe molto di politica; si vedrebbero persone trascorrere tutta la vita a calcolare avvenimenti che, data la natura delle cose e il capriccio della sorte, vale a dire degli uomini, non sono certo sottomessi al calcolo.
In una nazione libera è spessissimo indifferente che i privati ragionino bene o male: basta che ragionino: da qui nasce la libertà che garantisce gli effetti di quei ragionamenti stessi. Del pari, in un governo dispotico è ugualmente pernicioso che si ragioni bene o male: basta che si ragioni perché il principio del governo sia offeso. Molte persone che non si preoccupassero di piacere a nessuno, si abbandonerebbero al proprio umore. La maggior parte, dotate di spirito, sarebbero tormentate dal loro stesso spirito: nello sdegno e nel disgusto di tutto, sarebbero infelici, con tanti motivi per non esserlo.
Poiché nessun cittadino dovrebbe temerne un altro, questa nazione sarebbe fiera, perché la fierezza dei Re non è basata che sulla loro indipendenza.
Le nazioni libere sono superbe; le altre possono, piuttosto, essere vane (41).
Ma questi uomini tanto fieri e avvezzi a vivere molto con sé stessi, si troverebbero spesso in mezzo a gente sconosciuta; diverrebbero timidi e si vedrebbe in essi, quasi sempre, una mescolanza bizzarra di vergogna fuori luogo e di fierezza.
Il carattere della nazione si rivelerebbe soprattutto nelle opere dell'intelletto, nelle quali si vedrebbero persone raccolte, che avrebbero pensato da sole.
La società ci insegna a conoscere il ridicolo; il raccoglimento ci rende più atti a conoscere i difetti . I loro scritti satirici sarebbero sanguinosi, e si vedrebbero fra loro molti Giovenali prima di trovarvi un Orazio.
Nelle monarchie estremamente assolute, gli storici tradiscono la verità, perché non hanno la libertà di dirla; negli Stati estremamente liberi tradiscono la verità a motivo della loro libertà stessa che, producendo sempre delle divisioni, fa sì che ognuno divenga tanto schiavo dei pregiudizi della propria fazione, quanto lo sarebbe di un despota.
I loro poeti avrebbero più spesso la rudezza originale dell'invenzione, che non una certa delicatezza data dal gusto: vi si troverebbe qualche cosa che si avvicinerebbe di più alla forza di Michelangelo che alla grazia di Raffaello.
(a): Cap. 6.
F I N E
Libro XIX, prima parte
Libro XIX, seconda parte
Libro XIX, terza parte
Commentario di Robert Derathé: I. II. III.
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