NOTE:
(1) Del lavoro della équipe di studiosi italiani che hanno operato negli archivi Goethe – Schiller di Weimar si sono valsi anche gli editori Walter de Gruyter di Berlino e New York (che pubblica anche la rivista “Nietzsche – Studien”, Gallimard di Parigi e la Hakusuischa Publishing Company di Tokio. Il piano di lavoro della edizione italiana prevede otto volumi suddivisi in 21 tomi, i quali comprendono tutte le opere di Nietzsche stampate, nonché la maggior parte dei frammenti, compresi quelli attribuiti, per titolo, alla “volontà di potenza” (vol. VIII, 2), scritti giovanili (i più importanti dei quali pubblicati anche separatamente), studi filologici e lezioni universitarie. A tutto ciò deve aggiungersi anche la poderosa raccolta d’epistolario già edita da de Gruyter in tre volumi e venti tomi, sotto la direzione di Mazzino Montinari e Giorgio Colli. Informazioni più estese possono trarsi dal testo Su Nietzsche, dello stesso Montinari, edito dalla “Editori Riuniti” di Roma, nel 1981.
(2) In effetti, nelle composizioni del 1888 si può parlare di declino soltanto apparente dello stile aforistico, in quanto queste opere sono formate, come si sa, di capitoli brevi, numerosi e discontinui nei temi che trattano. Una certa diversità può riconoscersi alla Genealogia della morale, opera del 1887, probabilmente più organica, sebbene anch’essa coerente allo stile nietzscheano comune.
(3) Si tratta, ancora, delle Considerazioni inattuali, dello Zarathustra, de l’Anticristo, delle conferenze e dei ditirambi.
(4) Tutto ciò è riferito anche nel primo capitolo del libro di Lou Salomè Friedrick Nietzsche in seinen Werken, pubblicato in lingua italiana da Savelli, Roma, 1979.
(5) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, estate 1886 – autunno 1887, 5 (38). Adelphi, Milano, 1975, vol. VIII, t. 1, pp. 186 – 187.
(6) Il testo del Così parlò Zarathustra fu composto in periodi successivi, fra gli ultimi mesi del 1882 e l’inizio del 1885. Questa cronologia può essere seguita nel primo tomo del sesto volume della collezione Adelphi, fra le pagine 406 – 418.
(7) F. NIETZSCHE, La nascita della tragedia, 8. Adelphi, Milano, 1972, vol. III, t. 1, p. 59.
(8) W. KAUFMANN, Nietzsche filosofo, psicologo, anticristo. Sansoni, Firenze, 1974, cap. III, 1.
(9) Così Eugen Fink, (per la metafisica); Vattimo (Superuomo); Lowith (l’eterno ritorno e la collocazione di Nietzsche nella cultura internazionale); Nicola de Feo, per il concetto storico di “malattia” intesa come prodotto dell’alienazione borghese; Georges Bataille per la conoscenza del Nietzsche “primo novecento” e la demistificazione del Nietzsche “nazista”. Interessanti, a questo proposito, anche alcuni lavori di Gaia Michelini, per Flaccovio; Thomas Mann, che individua genialmente due fra i più importanti aspetti del valore di Nietzsche, in positivo e in negativo: la sua idoneità alla qualifica di “maestro morale”, e la sua “retoricità, specie nello Zarathustra; Charles Andler, per un confronto – excursus di Nietzsche coi nomi più famosi della cultura mondiale da lui stesso citati nelle sue opere e, sulla scia della Scuola francese, fortemente giustificante, Jean Granier. In particolare, per un confronto di Nietzsche col trascendentalismo religioso, o con lo spiritualismo cristiano, Karl Jaspers, Emmanuel Diet, ed in un certo senso anche il già nominato Walter Kaufmann. Riguardo al Nietzsche storico, oltre allo stesso Andler, anche Richard Blunch, Curt Paul Janz e Mazzino Montinari. Dopo la fine degli anni ‘Ottanta, l’interesse per Nietzsche si è affievolito, salvo forse essersi ripreso ai giorni d’oggi.
(10) Riguardo al rapporto intellettuale Nietzsche – Burckardt (Goethe, Rilke), si veda il buon libro di Erich Heller Lo spirito diseredato, Adelphi, Milano, 1965, fra le pagine 57 e 152. Di fatto, il testo La Civiltà del Rinascimento in Italia, uno fra i più famosi del grande storico svizzero, influenzò molto il carattere della produzione nietzscheana.
(11) Questa affermazione può essere confermata da quanto lo stesso Nietzsche scrisse nel quinto paragrafo del secondo capitolo dello Ecce Homo: Io che sono estraneo nel più profondo dei miei istinti a tutto ciò che è tedesco, tanto che basta la vicinanza di un tedesco per rallentarmi la digestione, cominciai a respirare liberamente per la prima volta nella vita al mio primo contatto con Wagner; lo sentii e lo venerai come la terra straniera, come antitesi, come protesta vivente contro tutte le “virtù tedesche”. Noi, noi che siamo cresciuti nella palude degli anni 1850 – 1860, siamo necessariamente pessimisti sul concetto di “tedesco”; non possiamo essere altro che rivoluzionari…Mi è del tutto indifferente se oggi egli recita con panni di altri colori, se si veste di scarlatto, se indossa uniformi da ussaro…Wagner era un rivoluzionario – scappava via dai tedeschi…Cosa mai ho perdonato a Wagner? Che abbia accondisceso ai tedeschi, che sia diventato un cittadino dell’impero germanico. (Adelphi, Milano, 1970, VI, 3, pp. 296 – 298).
(12) Sarà bene vedere, a questo proposito, l’ultima parte della lettera a Erwin Rodhe del 9 dicembre 1868. Cfr. F. NIETZSCHE, Epistolario, vol. I, 1850 – 1869. Adelphi, Milano, 1976, pp. 656 – 661.
(13) Riferimenti alla “volontà di potenza” dai testi Adelphi citati in bibliografia: vol. V, t. 1 pp. 97 – 99, 176 – 177; V, 2 pp. 211 – 213, 215 – 216; VI, 2 p. 11, 18, 34 – 35, 58 – 59, 95 – 96, 177; Cap. 9°, VI 3 pp. 168 – 169, 183 – 185, 201 – 203, in Ecce homo, prologo, 4, in senso spregiativo, a dimostrazione che, della “volontà di potenza” Nietzsche distingueva, oltre al noumeno, anche gradi e attributi diversi; VIII, 1, 1° p. 173, 260 sgg. ; VII 3 p. 238, 241, 293, 316, 340 – 342, 393 – 396; VIII, 1 pp. 16 – 17, 119 – 120, 126, 293 – 294 ; VIII, 2 p. 3, 6, 9, 14, 21 – 22, 41 – 45, 63 – 64, 72 – 75, 77, 78 – 79, 83 – 84, 100 – 101, 121 – 122, 137, 142 (gradi di volontà di potenza), 145 – 146 (gradi), 167 – 169, 177 – 178 (Dio e volontà di potenza), 193 – 194, 392 – 398; VIII, 3 pp. 11 – 12, 47 – 50, 51 – 52, 60 – 61, 66, 76, 81, 90 – 91, 99 – 100, 122 – 123, 251 – 252. VERITA’ E VOLONTA’ DI VERITA’ – vol, III, t. 1 p. 57, 303 – 304; III 2 pp. 211 sgg. Sul pathos della verità, 277, 356 sgg. Verità e menzogna; IV 2 p. 58, 89 sgg., 118, 121, 205 – 208; VI, 1 pp. 137 – 140, 244 – 245; VI, 2 p. 7, 22 – 24; VII, 1 1° p. 80, 113 – 114 (qualità del volere), 290; VII, 2 p. 96, 123 – 124, 131, 138 – 139, 146; VII, 3 p. 216, 280, 393 – 394; VIII, 1 pp. 180 – 181, 200, 237, 245, 310 – 311; VIII, 2 pp. 14 – 15, 20, 24 – 28, 41 – 48, 264; VIII 3 p. 72, 125, 226 – 227, 231 – 239, 327.
(14) F. NIETZSCHE, La gaia scienza, 349. Adelphi, Milano, 1967, vol. V, t. 2, pp. 215 – 216. VITA E VOLONTA’ DI VITA – IV, 1 p. 116, 232 – 235; IV, 2 p. 431; IV, 3 pp. 238 – 239; V, 1 pp. 398 – 399; V, 2 pp. 60 – 61, 126 – 127, 186, 279 – 280, 293, 439; VI, 2 cap. 9°, pp. 175 sgg. Che cos’è aristocratico?; VI, 3. p. 81, 117, 159 – 160, 220 – 222, 246; VII, 1 1° pp. 127 – 128, 173, 293 sgg.; VII, 2 pp. 28 – 29, 182; VII 3 pp. 203 – 204, 230 – 231; VIII 2 p. 3, 8, 41 – 45, 83 – 84, 112 – 113, 172, 305; VIII, 3 p. 30, 43, 147 – 152. SPIRITO DI POTENZA – V, 1 pp. 97 – 99, 198, 248, 258 – 259, 323, 382, 387, 396, 406 – 407, 431; VI, 2 pp. 22 – 24; VI 3 p. 117; VII 1 1° p. 152, 230, 266; VII, 2 p. 59; VIII, 1 p. 32, 203 – 204, 211; VIII, 2 pp. 21 – 22 ove lo spirito di potenza è inteso come avidità di potere, 121 – 122, 317.
(15) F. NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra. Adelphi, Milano, 1968, vol. VI, t. 1, parte III, Della virtù che rende meschini.
(16) F. NIETZSCHE, Al di là del bene e del male. Adelphi, Milano, 1968, vol. VI, t. 2 (26).
(17) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, ESTATE – AUTUNNO 1884, 26 (273) (274). Adelphi, Milano, 1976, vol. VII, t. 2 pp. 201 – 202.
(18) Ad esempio, la trasposizione di questi concetti in prassi potrebbe provenire da un’analisi psicologica della tendenza primaria nella socialità. Si potrebbe ragionevolmente pensare, infatti, che un essere umano dovrebbe raggiungere il massimo sviluppo della propria potenza entro il ventre materno, durante l’organogenesi, allorché, nel tempo di pochi mesi, il feto ripassa tutte le fasi di una evoluzione biologica riassuntiva che risale alla comparsa della prima cellula e attraversa tutti gli stadi più significativi della serie animale durante il corso dei tempi. Da qui si potrebbe giungere alla teorizzazione di un “primum” molto più profondo dell’ Es freudiano, assimilabile alla potenza, verso la quale l’essere umano, per sua natura, dovrebbe tendere. Nell’uomo adulto deve esistere, infatti, una tendenza primaria alla conciliazione fra il primum , la soddisfazione della propria potenza nell’ambiente reale (realizzazione dell’ Ego) e il desiderio di avere giustificazione morale di sé (realizzazione del Super – Ego o dell’imperativo categorico kantiano). Qualsiasi essere umano, di qualsiasi livello sociale o cultura, di qualsiasi nazione, età, condizione mentale e salute, mira, in genere, in condizioni di buona salute psichica, a tale conciliazione, al raggiungimento di questa armonia. Le contraddizioni che impediscono agli uomini, presi in senso massivo, di raggiungere le condizioni generali di esistenza da essi stessi desiderate, devono essere considerate vere e proprie malattie delle società.
(19) F. NIETZSCHE. L’Anticristo, 2. Adelphi, Milano, 1970, vol. VI, t. 3, pp. 168 – 169.
(20) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, primavera 1888, 14 (79 – 82). Adelphi, Milano, 1974, vol. VIII, t. 3 pp. 47 – 48, 50 – 52.
(21) Non vi è dubbio, infatti, che in analisi logica il “Superuomo” dovrebb’essere considerato il corollario del concetto di “volontà di potenza”, e quest’ultima una derivazione, chiaramente riconosciuta, della Wille schopenhauriana. E’ certo che, quando manca la “volontà di potenza” la forma muore, non può più esistere. Essa è connaturata all’uomo in tutte le fasi della sua esistenza. E’ unita all’ Es nella vita infantile, quando il fanciullo è esposto a innumerevoli pericoli: determina la libido (ad es. la volontà di soddisfare la fame, la capacità di dare l’allarme mediante il pianto, etc.) ed è perciò una necessità innocente che dev’essere soddisfatta, pena la morte. Nell’Ego sviluppato, (ovvero nella fase post – edipica) la “volontà di potenza” determina il desiderio di dominare l’ambiente secondo un piano di necessità vitale, poiché il contrario, ovvero l’esserne dominati, può voler dire morire, od essere destinati a un’esistenza infelice. “Dominare” significa qui provvedere da soli alle proprie necessità vitali, controllare i rapporti sociali, risolversi in essi, esser capaci di un adeguato esame di realtà. Nel Super – Ego , cioè nella fase in cui l’individuo adulto ed esperto si rende conto che “dominare” l’ambiente in modo unilaterale può voler dire subire ripercussioni sgradevoli, o il dover rinunciare alla giustizia, la “volontà di potenza” lo porterà alla valutazione critica di sé medesimo, e ciò si risolverà, o nell’accettazione della morale corrente, o nel desiderio di trasmutarla. Siccome l’accettazione della morale corrente, però, nulla aggiungerebbe agli uomini del nostro secolo, si può immaginare che nel “Superuomo” dovrebbe scorgersi una umanità nella quale la visione del mondo, la Weltanschauung sia diversa da quella di oggi. E’ chiaro, comunque, che la tematica sulla “volontà di potenza”, correttamente intesa, si lega alla moralità.
(22) Cfr. P.P. SCHULTZ, Storia della psicologia moderna. Giunti – Barbera, Firenze, 1974, cap. XIV.
(23) P. WATZLAWICK et al., Pragmatica della comunicazione umana. C. Ed. Astrolabio, Roma, 1971.
(24) Cfr. R. BOEHNM, Deux points de vue: Husserl et Nietzsche. « Archivio di Filosofia « Padova, (1962) 3, pp. 167 sgg.
(25) Cfr. B. de SPINOZA, I principi di filosofia di Cartesio e l’Appendice. A cura di Bruno Widmar. Ed. Micella, Lecce, 1970. Appendice II, cap. VI, p. 175.
(26) UOMO E SUPERUOMO – Le categorie “Uomo” e “Superuomo” sono state accomunate, causa la loro co-substanzialità, mentre alla voce “grande uomo”, inteso come “forma – attributo” è stato dato un riferimento separato. Anticipazioni del “Superuomo”, inteso però come essere collettivo, sono nel vol. III, t. 1 p. 26, 360, 392 - 394 (uomini comuni, umanità), 410 (anticipazioni del “Superuomo”, come non è: egoista), 282 – 304, 357; IV, 1 p. 102, 112; IV, 2, p. 17 (riferimenti indiretti: umanità), 50, 60 – 63, 72 – 73, 82 – 85, 161 – 165, 182, 197 – 199, 243 – 244, 271 sgg. L’uomo con sé stesso, 434; IV, 3 p. 25, 141 – 143, 147, 212 – 213, 255 – 256; V, 1 Anticipazione del “Superuomo” potrebbe intendersi il testo “Aurora” qualora lo si consideri come un tentativo di ricerca per una nuova morale; V, 2 Riferimenti al “Superuomo pp. 44 – 45, 64, 123 – 124, 210 – 211, 312 – 313, 332 – 333, 341 – 342, 374 – 376, 384; VI, 1 “Superuomo” in Zarathustra p. 6, 43 – 47, 70 – 71, 103, 170 – 173, 240 – 262; VI, 2 pp. 92 – 94, 201, 256 – 258, 269; VI, 3 pp. 94 – 98; VII, 1 1° p. 75, 93 (in genere, la prima parte dei frammenti novembre 1882 – febbraio 1883), 203 – 204, 209 – 210, 233; VII 2 pp. 89 – 90, 110 – 111, 129, 152 – 153, 184 – 185, 191 – 193, 267 – 268; VII, 3 pp. 139 – 140, 196 – 197, 227, 290 – 291; VIII, 1, p. 48, 211, 213, 315 – 317; VIII, 2 (come “Superuomo”), 9 – 11, 22 – 24, 44 – 45, 54 – 55, 58 – 59, 66, 78 – 79, 106 – 107 (definizione del “Superuomo”), 115, 130 – 132, 139 – 142, 158, 163 – 165, 175 – 176 (come individuo e specie), 199 (uomo), 200 – 201 (dignità umana), 265, 293 – 296, 328 – 333, 341 – 343; VIII, 3 p. 275. GRANDE UOMO – In genere, Nietzsche lo presenta in significazione “cattiva”, eccetto che in qualche frammento del VII libro. III, t. 1 p. 410; IV, 2 p. 253; V, 3 p. 399, 419, 426, 433, 450, 503; VI, 1 p. 110, 366 – 367; VI, 2 pp. 191 – 193; VII, 1 1° p. 95 (in senso ironico), 129, 264 sgg. (grande uomo come artista, filosofo); VII, 2 pp. 69 – 71, 86, 91: VII, 3 p. 275, 326 (come “uomo superiore, in senso ironico).
(27) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, estate – autunno 1881, 11 (29). Adelphi, Milano, 1967, vol. V, t. 2.
(28) F. NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra, parte I. (3 – 4). Adelphi, Milano, 1968, vol. VI, t. 1 pp. 6 e 8.
(29) M. BLANCHOT, Riflessioni sul nichilismo. “Il Verri”, Milano (1972) 37/40, pp. 20 – 57.
(30) Riferimenti a “Dio” e “Morte di Dio”, in III, 1 p. 9; IV, 2 p. 34, 89 sgg., in La vita religiosa, 175; IV, 3 pp. 141 – 144, 163; come “morte di Dio” 176 – 177, nella parabola I prigionieri; V, 1 p. 68, 276, 333; V, 2 p. 117 come Buddha, 133 come “morte di Dio”: 204 – 205, 280, 286 – 287, 300, 308, 322 – 326, 412, 422, 440, 493; VI, 1 pp. 100 – 103, come “morte di Dio” p. 313 – 318; VI, 2 cap. I, e, in genere, tutto l’Al di là del bene e del male, 192; VI, 3 p. 71 "Anticristo"; VII, 3 p. 104; VIII 2 p. 6, 9, 31 – 32, 41 – 45, (definizione di Dio), 176 – 177 (Dio e la “volontà di potenza”), 183 (Dio buono), 200.
(31) E’ noto che, contro la licenza storica che Nietzsche si era imprudentemente presa, si scagliò il Wilamowitz – Moellendorf, il futuro più eminente filologo tedesco di Stato. Costui, che era stato suo compagno di scuola a Pforta, sebbene di qualche anno più avanti, compose contro Nietzsche un libello intitolato Filologia del futuro (Zukunftphilologie). Per ciò che riguarda la polemica, si veda il testo: NIETZSCHE, ROHDE, WILAMOWITZ, WAGNER, La polemica sull’arte tragica. Sansoni, Firenze, 1972, con introduzione e a cura di F. Serpa. Informazioni se ne possono trarre da molti testi biografici, come, ad esempio, dallo HOLLINGDALE R.J., Nietzsche, the man and his philosophy. Routledge & Kegan Paul, London, 1965, trad. Italiana per Ubaldini Ed. Roma, 1966, p. 103 sgg. e nel primo volume dell’opera Vita di Nietzsche in traduzione curata dalla Casa Editrice Laterza di Bari. Nei testi Adelphi il caso può essere seguito nella “Cronologia” del vol. III, tomo 1, Milano, 1972, alle pagine 481 – 491. Jeanne Delhomme, nella edizione italiana del testo Nietzsche, la vita, il pensiero, i testi esemplari. Sansoni, Firenze, 1971, p. 30, informa, molto interessantemente che…”quando il caso letterario si acquietò, Nietzsche si vide ridotti a zero gli allievi della Scuola Superiore di Filologia. E questa penso sia, alla fine, la considerazione esistenziale di maggiore importanza: ovvero, che Nietzsche, nonostante la sua Nascita della tragedia” fosse, e rimanga tuttora, un’opera mirabilissima, perdette di fatto la sua battaglia. E fu una sconfitta durissima che influì, nel susseguirsi della sua vita, nel modo profondo che tutti sanno. Da una lettera di Nietzsche a Erwin Rohde, del 25 ottobre 1872: “E’ come se avessi commesso un delitto: per dieci mesi sono stati tutti zitti, perché tutti credevano davvero di essere così al di sopra della mia opera, da non doverne spendere parola…” (Adelphi, testo citato in questa nota, p. 498). Hollingdale ricorda come, più tardi, Rohde e Wilamowitz, riconciliati, ridessero insieme di quelle imprese giovanili. Ma Nietzsche tuttavia, rimase solo fino alla morte, senza allievi o colleghi, e con pochissimi amici. Per lui, il “caso” non poté mai considerarsi risibile.
(32) F. NIETZSCHE, La gaia scienza, 116. Adelphi, Milano, 1967, vol. V, t. 2 p. 124.
(33) F. NIETZSCHE, Ecce homo 4 (4). Adelphi, Milano, 1070, vol. VI, t. 3, p. 22.
(34) F. NIETZSCHE, Al di là del bene e del male (197). Adelphi, Milano, 1968, vol. VI, t. 2, pp. 94 – 95.
(35) A. VERRECCHIA, La catastrofe di Nietzsche a Torino. Einaudi, Torino, 1978.
(36) B. MUSSOLINI, La filosofia della forza. Articolo pubblicato su “Il pensiero romagnolo” (giornale repubblicano) ai nn. 48, 49 e 50. 29 nov. / 13 dic. 1908. Cfr. Opera omnia a cura di Edoardo e Duilio Susmel, vol. I. La Fenice, Firenze, 1951, pp. 174 – 184.
(37) Cfr. E. PACI, Federico Nietzsche. Garzanti, Milano, 1940. Contiene in bibliografia importanti informazioni sulle edizioni delle opere di Nietzsche curate dalla sorella Elisabeth Forster, e le successive, nonché notizie bibliografiche su Baumler, Rimmel e sui testi internazionali che trattano i rapporti Nietzsche – Stirner, Nietzsche – Spencer, nonché quelli di Nietzsche con la cultura cristiana.
(38) Cfr, J. EVOLA, Rivolta contro il mondo moderno. F.lli Bocca Ed. , Milano, 1934 – 1951.
(39) Cfr. A. BANFI, Introduzione a Nietzsche. Lezioni 1933 – 1934. ISEDI, Milano, 1974.
(40) Cfr. U. CURI, Il problema dell’unità del sapere nel comportamentismo. CEDAM, Padova, 1967, cap. 2°.
(41) F. NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra, parte III, La visione e l’enigma. Adelphi, Milano, 1968, vol. VI, t. 1, pp. 191 – 192.
(42) Riferimenti allo “Eterno ritorno” dai testi Adelphi citati in bibliografia: Anticipazioni indirette, nel vol. III, 1 pp. 337 – 338, 360 – 362; Anticipazioni in III, 2 pp. 50, sgg. , 214 (come “ritorno” in senso pitagorico), 280, 290 – 291, 300 – 303, 314 – 315; poi IV, 1 pp. 217 – 221; IV, 2 p. 15, 81 – 82; V, 2 pp. 201 – 202, 293, 300 – 302, 319, 356, 379; VI, 1 pp. 166 – 167, 189 – 194, 264 – 270; 334 – 337; VI, 3 pp 321 – 322; VII, 1 1° p. 3 (riferimenti indiretti, problemi spazio – tempo), 35; VII, 2 pp. 3 – 4, 63, 83, 193 – 195, 205, 260 – 261, 273 – 274; VIII, 1 pp. 201 – 202; VIII 3 pp. 14 – 15, 164 – 165.
(43) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, primavera 1888 (25, 7). Adelphi, Milano, 1976, vol. VII, t. 2, p. 4.
(44) ANDREAS SALOME’ (LOU), Nietzsche, una biografia intellettuale. Savelli Ed. Roma, 1979, p. 190.
(45) M. MONTINARI, Che cosa ha veramente detto Nietzsche. Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1975, pp. 108 – 109.
(46) NEMESIO, De natura hominum, 38. – CRISIPPO, De providentia, in Lattanzio, Divinae institutiones, VII, 23.
(47) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, estate 1886 – autunno 1887, 5 (71), 5 6. Adelphi, Milano, 1975, vol. VIII, t. 1, p. 201.
(48) A. SCHOPENHAUER, Il mondo come volontà e rappresentazione, vol. I, Laterza, Bari, 1972, pp. 29 – 30.
(49) Riferimenti nietzscheani allo STATO, in: vol. III, t. 1, pp. 342, 390 – 392, 438 – 440, 452 sgg., in Schopenhauer come educatore; III, 2 pp. 223 sgg. Lo Stato greco; IV, 1 p. 144, 154; IV, 2 p. 162, 168 – 169, 243 sgg. Uno sguardo allo Stato; IV, 3 pp. 246 – 247; V, 1 pp. 129 – 130, 506; V, 2 p. 373, 381; VI, 1 pp. 54 – 57, 160 – 161; VI, 3 pp. 102 – 103, 139; VII, 1 1° p. 14, 117, 247 sgg. (come “diritto”), 260, 262, 299 sgg. (come “società”); VIII, 2 pp. 89 – 91, 302 – 303; VIII, 3 p. 340.
(50) G.F.W. HEGEL, Lineamenti di filosofia del diritto. Laterza, Bari, 1971. Traduzione, prefazione e note a cura di Franco Messineo, p. 226.
(51) F. NIETZSCHE, Sulla utilità e il danno della storia per la vita, 9. Adelphi, Milano, 1972, vol. III, t. 1, pp. 327, 337.
(52) F. NIETZSCHE, Aurora, 534. Adelphi, Milano, 1964, vol. V, t. 1, p. 427.
(53) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, aprile – giugno 1885, 34 (162). Adelphi, Milano, 1975, vol. VII, t. 3 p. 153.
(54) Sommariamente, sull’educazione: in III, 1 p. 119; IV, 2 p. 16, 188 – 189; IV, 3 pp. 111 – 112; V, 2 p. 294.
(55) Ancora sul “lavoro”: in IV, 3 pp. 247 – 250, 325, 349 – 350, mentre sulla politica in sé, si vedano alcuni passi da VII, 1 1° p. 27: “L’opposto dell’ideale eroico è l’ideale dello sviluppo armonico totale – un opposto assai bello e molto desiderabile! Ma un ideale fatto per persone fondamentalmente buone (per esempio, Goethe), 56, 64: La follia è, nei singoli, qualcosa di raro – ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche, è la regola., 103: Stiamo per entrare in uno stato di massima eccitazione – dopo di essa in contraccolpo, l’anelito verso il nulla. E noi non vogliamo morire, né in questa eccitazione, né in questo anelito. Noi, amici della vita. 233 (opinioni politiche), 240, 285 (terrorismo).
(56) Cfr. K. MARX, Opere. Lotta politica e conquista del potere. Newton Compton Ed. Roma, 1975, p. 221, L’ideologia tedesca, A (1).
(57) F. NIETZSCHE, Aurora, 206. Adelphi, Milano, 1964, vol. V, t. 1, pp. 152 – 153.
(58) F. NIETZSCHE, Sulla utilità e il danno della storia per la vita, 9. Adelphi, Milano, 1972, vol. III, t. 1, p. 340.
(59) Dalla lettura: Omero e la filologia classica, scritta da Nietzsche a Heidelberg all’inizio della primavera del 1869. Cfr. C.P. JANZ, Vita di Nietzsche I. Laterza, Bari, 1980, p. 244.
(60) F. NIETZSCHE, Sull’avvenire delle nostre scuole. Quinta conferenza. Adelphi, Milano, 1973, vol. III, t. 2, p. 195. Un saggio che, nei capitoli III e IV della sua prima parte, tratta i rapporti Nietzsche – Hegel – Storicismo, è stato pubblicato da Antimo Negri per l’editore Armando Armando di Roma. Cfr. A. NEGRI, Nietzsche. Storia e cultura. Armando Armando Ed. Roma, 1978.
(61) I cultori dell’arte monumentale, i “fannulloni estetici”, sosteneva Nietzsche, favorirebbero il fraintendimento del presente con il passato, e provocherebbero, pertanto, errori nello “esame di realtà”, nonché pigrizia intellettuale: Guardate! Il grande esiste già! Impedendo così che la bellezza nasca. (In: Utilità e danno della storia per la vita). Ora, si possono confrontare queste opinioni con quelle che, sull’arte monumentale, nutriva Adolfo Hitler (Cfr. A. HITLER, Conversazioni segrete ordinate e annotate da Martin Borman. Richter S.p.A., Napoli, 1954). E’ un fatto che il gusto del “monumentale” fu uno dei punti di forza della cultura estetica nell’epoca, sia fascista che sovietica.
(62) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, estate 1875, 6 (49). Adelphi, Milano, 1967, vol. IV, t. 1 pp. 177 – 178.
(63) F. NIETZSCHE, Umano, troppo umano II. Opinioni e sentenze diverse, 186. Adelphi, Milano, 1967, vol. IV, t. 3, p. 75. Com’è noto, Nietzsche fu un severo critico della democrazia borghese parlamentare, come pure di qualsiasi specie di tirannide e dittatura, con una certa eccezione per Napoleone I, il quale, comunque, è un personaggio storico assai complesso che non può essere paragonato tout court a un tiranno. Nietzsche ne trattò in moltissimi frammenti e aforismi, non tutti coerenti; ne apprezzò la volontà politica unificatrice, vide in lui “l’uomo della storia” e in questo, forse, non si discostò molto da Hegel. Altri due “tiranni” giustificati da Nietzsche furono poi Cesare Borgia e Giulio Cesare, il primo, insieme a Papa Alessandro VI, come incarnazione dello spirito rinascimentale (la “belva di rapina” innocente – e qui si potrebbe commentare: - “Siamo alle solite!” -), il secondo, più semplicemente, come “grande uomo”, ed anzi, l’ammirazione di Nietzsche andò a Bruto. A gloria di Shakespeare: La cosa più bella che io sappia dire a gloria dell’uomo Shakespeare è questa: egli ha creduto in Bruto, e non un granello di diffidenza ha gettato su questo tipo di virtù. – (La gaia scienza, 98. Adelphi, Milano, 1967, vol. V, t. 2, p. 104). - Dove vi sono state possenti società, governi, religioni, opinioni pubbliche, insomma, ovunque fosse una tirannide, essa ha odiato il filosofo solitario. (Shopenhauer come educatore, 3. Adelphi, Milano, 1972, vol. III, t. 1 p. 377). – Anche i tiranni dello spirito sono stati sempre assassinati e hanno avuto una esigua discendenza. – (Frammenti postumi, primavera – estate 1875, 5 (7)). Adelphi, Milano, 1967, vol. VI, t. 1, p. 112. – Nella quarta delle conferenze “Sull’avvenire delle nostre scuole” Nietzsche loda Schiller ed il suo dramma I masnadieri, ostile ai tiranni. – In VII, 1, 1°, Adelphi, Milano, 1982: “L’atteggiamento più nobile dello schiavo è la ribellione”.
(64) F. NIETZSCHE, Al di là del bene e del male, 41. Adelphi, Milano, 1968, vol. VI, t. 2 p. 47. - Nietzsche sul NAZIONALISMO: vol. IV, t. 2 p. 267; V, 2 p. 336, 382; VII, 1 1° p. 10; VII, 2 p. 61; VIII, 1 p. 57, 60, 295; VIII, 2 pp. 297 - 298, 338, 356.
(65) F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, giugno – luglio 1883, 36 (42). Adelphi, Milano, 1968, vol. VII, t. 3, pp. 245 - 246. - Nietzsche sugli EBREI: III, 2 p. 271; IV, 1 p. 145; IV, 2 pp. 263 - 264, 320; IV, 3 p. 375; V, 1, in genere, in Aurora, 282, 299, 315, 337 - 338, 379 - 381, 535; VI, 2 p. 59, 94, 232 – 233, 250 – 252; VI, 3 pp. 192 – 199; VII, 1 1° p. 7, 231, 240; VII, 2 pp. 20 – 22, 55, 141 – 144, 146 – 147, 154 – 155, 373 – 378, 392; VIII, 3 p. 175, 323 – 325, 344.
(65) F. NIETZSCHE, Aurora, 189. Adelphi, Milano, 1964, vol. V, t. 1, p. 133.
(66) G. LUKACS, La distruzione della ragione. Einaudi, Torino, 1974, pp. 308 – 402.
(67) Citazione da C.P. JANZ, Vita di Nietzsche, vol. II. Il filosofo della solitudine, 1879 – 1888. Laterza, Bari, 1981, pp. 615 sgg. – Cfr. inoltre: F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, dicembre 1888 – primi di gennaio 1889. Adelphi, Milano, 1974, vol. VIII, t. 3, pp. 407 sgg.
(68) F. NIETZSCHE, Schopenhauer come educatore. 3. Adelphi, Milano, 1972, vol. III, t. 1, pp. 378 – 379.
(69) F. NIETZSCHE, Considerazioni inattuali. I. David Strauss, l’uomo di fede e lo scrittore. Adelphi, Milano, vol. III, t. 1, pp. 165 – 225.
(70) A. SCHOPENHAUER, Il mondo come volontà e rappresentazione. Vol. I. Laterza, Bari, 1972, p. 198.
(71) A. SCHOPENHAUER, Il mondo come volontà e rappresentazione. vol. II. Laterza, Bari, 1972, p. 364.
(72) A. SCHOPENHAUER, Il mondo come volontà e rappresentazione. vol. I. Laterza, Bari, 1972, pp. 211 – 212.
(73) Le citazioni di Nietzsche su Schopenhauer sono numerosissime, e spesso riguardano argomenti limitati e particolari. Tenuto conto dell’entusiasmo col quale l’adolescente Friedrich salutò la sua prima lettura schopenhauriana, sono state scelte come particolarmente indicative dell’opinione che Nietzsche ebbe, in genere, di Schopenhauer, queste brevi citazioni del 1878 e del 1881 (ovvero del Nietzsche fra i 34 e i 37 anni): - Frammenti postumi, estate 1878, 30 (188): Regresso nell’etica rispetto al secolo precedente – Helvétius. Adelphi, Milano, 1967, vol. IV, 3 p. 325. – Frammenti postumi, inizio 1881, 10 (131) – Quando esaltai Schopenhauer come mio educatore, avevo dimenticato che già da lungo tempo nessuno dei suoi dogmi aveva resistito alla mia diffidenza; ma non mi curai di quante volte avevo scritto sotto le sue proposizioni “malamente dimostrato” o “indimostrabile” o “esagerato”, perché, pieno di riconoscenza, godevo dell’impressione possente che Schopenhauer medesimo, con la sua posizione libera e temeraria di fronte alle cose, contro le cose, da un decennio aveva esercitato su me. Adelphi, Milano, 1964, vol. V, t. 1, p. 606.
(74) Cfr. C.P. JANZ, Vita di Nietzsche I. Laterza, Bari, 1980, p. 172.
(75) Questi argomenti possono essere soddisfacentemente seguiti nei testi in lingua italiana: M. STIRNER, L’unico e la sua proprietà. Trad. dal tedesco. Adelphi, Milano, 1979. Con un saggio di Roberto Calasso alle pp. 385 – 423. – K. MARX, F. ENGELS, L’ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti. Trad. dal tedesco. Editori Riuniti, Roma, 1975, III, San Max, pp. 97 – 442.
(76) La bibliografia su Jaspers si fa sempre più abbondante ogni anno. Per un testo semplice, di ispirazione cattolica, si confronti: K. JASPERS, Nietzsche e il cristianesimo. Ecumenica Editrice, Bari, 1878. Con un saggio di Maria dello Preite: Esistenza ed Essere nella interpretazione jaspersiana di Nietzsche. Pp. 75 – 108.
(77) K. JASPERS, Ragione e antiragione nel nostro tempo. Sansoni Ed. Firenze, 1970, p. 47.
(78) Nietzsche su Pascal: III, 2 p. 277. Nietzsche ne piange il destino avverso, insieme a quello di Scoto Eurigena e di Schopenhauer; IV, 3 p. 14, 129; V, 1 p. 40, 48 – 49, 63, 136, 232, 555 – 556, 563 – 564; V, 2 p. 311; VI, 2 p. 54; VI, 3 p. 170; VII, 2 p. 137, 177, 182; VII, 3 p, 105; VIII, 1 pp. 305 -. 306 Pascal confrontato con Epitteto e Montaigne; VIII, 2 p. 4, 96, 238 – 240, 276.
(79) F. NIETZSCHE, Umano, troppo umano II (408). Adelphi, Milano, 1967, vol. IV, t. 3, p. 129.
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CAPO PRIMO: Lo stile e il metodo. (gli aforismi, la metafora).
CAPO SECONDO: L’affermazione del valore. (la volontà di potenza, il Superuomo).
CAPO TERZO: La contraddizione metafisica. (l’eterno ritorno dell’uguale),
CAPO QUARTO: La contraddizione politica. (la concezione dello Stato).
CAPO QUINTO: La ricostruzione della morale.
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