Vetrinetta di antiche novelle

 

 

2.

 

 

Arlotto Mainardi, fiorentino, comunemente noto come “il piovano Arlotto” (1395 (96) – 1483 (84)) fu parroco di San Cresci di Mociuoli,  amico del Pulci e del Poliziano, nella stima di Lorenzo il Magnifico, uno sconosciuto amico ne annotò le arguzie in un codice cartaceo (laurenziano) dal quale sono giunte a noi numerose raccolte.

Da quella ottocentesca di Giuseppe Baccini, intitolata “Le facezie del piovano Arlotto” (Salani, 1884), riproponiamo:

 

 

 

Il piovano intirizzito

 

Tornando il Piovano Arlotto di Casentino, giunse a un'osteria, al Ponte a Sieve una domenica sera, tutto molle, stracco e pieno di freddo e di fango perchè tutto quel giorno non finì di piovere, e così tutta la notte seguente.

Smontato da cavallo, vassene a un gran fuoco che gli aveva fatto l’oste, dov’erano forse trenta contadini, perché, in vero, oltre al piovere era freddo, e sempre il dì e la sera delle feste è loro usanza di fare ridotto (raduno) all'osteria a bere, a giocare e dire di quelle novellacce e bugie.

Stavano, quella sera, fitti a quel fuoco, intorno e quasi al piovano addosso, in modo che il pover’uomo non si poteva né rasciugare né riscaldare, né ancora a mala pena rivolgersi, né giovava il dire dell’oste, né il suo, che que’ contadini non si volevano partire.

Indignato il Piovano immaginò in che modo potesse levare i villani dal fuoco. Cominciò a stare maninconoso e afflitto, non si rallegrava, non parlava, non motteggiava. Di questo forte meravigliandosi l’oste, che conosceva che il Piovano soleva sempre stare lieto e giocondo, e che quella sera appena non parlava, disse:

-  Piovano, che avete voi questa sera, che state così in estasi? Pare impossibile, è contro il vostro costume e natura, che sempre solete star lieto e giocondo. Se voi vi sentite male o briga alcuna, ditelo, che non è cosa che io e tutti i miei parenti non adoperassimo per voi. - Stimando l’oste che avesse ricevuto qualche villania da qualcuno in Casentino, perché que’ contadini sono mal’uomini.

Rispose il Piovano - E m'è avvenuto un tristo caso, che m'è cascato di questo carnaiolo (tasca per cacciagione) circa quattordici lire di moneta e diciannove fiorini larghi; ma io ho speranza di ritrovarne qualcuno, perchè io so non gli ho perduti se non da cinque miglia in qua; nel tal luogo io bevvi e, nel montare a cavallo da lì a mezzo miglio che io ero sceso per spander acqua, il carnaiolo si stracciò a una bulletta dell'arcione, e que' denari mi son cascati a poco a poco dal luogo dov'è rotto il carnaiolo, e so che per il tempo niuno è venuto dietro a me. Voglio un servizio da te che domattina a buonora, se non piove, che tu venga meco o mandi, ch'io spero di ritrovarne qualcuno.

Non più dette queste parole, si videro partire quei contadini piano piano, a due, a quattro, a sei, e non ve ne restò veruno, e tra loro fecero un certo pissi pissi, ed insieme consigliarono che in quel punto si dovesse andare a cercare quei denari, per rubarli al Piovano.

E di subito, con fiaccole e lanterne, e con capperoni (grandi cappucci usati dai contadini) pochi non curando il mal tempo, che forte pioveva, andarono a cercare di questi denari, e tra gli altri fu un figliolo dell'oste e due suoi nipoti, i quali ebbero la mala e pessima notte, e più di tre s'ammalò di pessime febbri, ed il nostro Piovano stette al fuoco largo e trionfò, ed i contadini trovarono il denaro in sogno. L'oste la mattina gli volle donare lo scotto e voleva andare ad aiutarlo a cercare, e non sapeva che que' villani vi fossero iti la notte.

 

____________

 

SAN BERNARDINO

POGGIO BRACCIOLINI

 

ARLOTTO MAINARDI

 

ANTON FRANCESCO DONI  1.

ANTON FRANCESCO DONI  2.

AGNOLO FIRENZUOLA

MATTEO BANDELLO

LORENZO MAGALOTTI

GIAN BATTISTA BASILE  1.

GIAN BATTISTA BASILE  2.

GIOVANNI SAGREDO

         home

              base