Viaggio

 

 

X.

 

Su “Lontana” vi sono due bene attrezzati stabilimenti industriali che forniscono materiale di ricambio alle macchine ed agli apparecchi elettrici, elettronici e atomici della transgalattica. La fabbrica che produce ricambi di macchinari è, appunto, il “Dado di ferro”, che contiene anche la scuola con tale intitolazione. E’ in grado di provvedere alla sostituzione di pezzi di tutte le apparecchiature meccaniche in metallo esistenti, dai propulsori atomici di viaggio sino ai motori delle aeronavi, delle automobili o degli elettrodomestici più comuni.

L’altra fabbrica è quella dei “Minimi assoluti”, anch’essa collegata a una scuola, specializzata nella manutenzione di tutto il materiale elettrico ed elettronico esistente nella nostra piccola sfera viaggiante, dai più comuni radiovisori, ai computer tuttofare, sino al controllo delle centrali nucleari e della barriera di nucleoni liberi d’antimateria, i quali, prodotti dal sima interno e scaricati in orbita dai vulcani dell’isola Piccola, proteggono l’astronave dallo impatto con qualsiasi ostacolo di tipo fisico ,ad esempio, da meteoriti, che la distruggerebbero in breve tempo.

Seguendo il consiglio del direttore della biblioteca centrale, oggi sono in visita al “Dado di ferro”, con la sola intenzione di rendermi conto dei macchinari di fabbrica e delle apparecchiature didattiche di scuola.. Questa specie di “viaggio d’apprendimento” mi è stato, sinora, consigliato da tutti. Il direttore del “Dado”, pertanto, non si meraviglia della mia visita, e siccome la mia condizione di extraomeghiano ha fatto di me un piccolo personaggio, si mette subito a mia disposizione e si offre di accompagnarmi nei diversi reparti. Noto subito che la “umanità di fabbrica” è notevolmente migliore di quella terrestre, sia dal punto di vista antropico che tecnologico.

Il fatto che Omèga abbia avuto una storia diversa, che abbia saltato i “millenni oscuri” della esistenza umana, il fatto che la vita reale sia, su Omèga, quattro volte più lunga che sulla Terra, e che quindi la filosofia si sia orientata a ottenere il superamento della precarietà generale della vita, piuttosto che, come da noi, la giustificazione dell’esistente, tutto ciò rende il paragone improponibile ai terrestri.

Per capire, tuttavia, il modo di vivere degli omeghiani, occorre sapere che Omèga, da oltre un millennio, attua un sistema di mondialismo che, per contraddizione necessaria, accetta in sé la divisione economica dei distretti alimentari. Da questo punto di vista, anche l’intergalattica “Lontana” che, di necessità, fa distretto alimentare a sé, può far  testo.

L’economia di Omèga segue un principio di natura religiosa che anche noi conosciamo bene : intendo, quello dell’uomo che eredita la terra.

Su Omèga, ove la disponibilità monetaria è strettamente legata al prodotto, e dove si è scoperto che l’astrazione matematica regolata dai computer è meglio in grado di definire il rapporto “denaro-prodotto” di quanto non lo siano l’oro, o la carta, e dove, di conseguenza, la istituzione “borsa” è stata abolita da secoli, non esiste il concetto di denaro inteso come “ente a sé”, fantasma astratto e dominante a un tempo. Qui il denaro è solo un libero sistema di calcolo fra la persona umana e le quantità materiali disponibili nella società, tant’è che ogni neonato riceve, dal suo primo giorno di vita, una sua propria carta di credito che gli consentirà di disporre di una parte dei beni esistenti. Non esiste, pertanto, il “pathos” del lavoro, anche se il tipo umano del “lavoratore” è assai ben definito.

Ripeto, però, di non credere che il sistema di Omèga possa essere applicato sulla Terra, poiché vi si oppongono motivazioni troppo importanti di carattere biologico e storico : da noi la vita umana è più aleatoria, la precarietà più sentita e la “lotta per la vita” più necessaria.

 

Quando esco dalla fabbrica, piove, pur rimanendo elevata la temperatura dell’aria, di certo superiore ai venti gradi. Il cielo, che alla partenza dalla mia casa, era sereno, si è completamente coperto nel tempo di tre ore terrestri, e la spiegazione sta, immagino, nell'eccessivo calore dei giorni precedenti e nella conseguente evaporazione marina.

Corro al parcheggio, e la mia macchina non c’è più. Rivado all’ingresso, ove esiste una specie di portierato, e chiedo spiegazioni. Non mi sembra verosimile che sulla intergalattica possa verificarsi un furto, e infatti mi dicono che, probabilmente, la mia automobile è stata scambiata per un autotaxi e portata via.

Nella città Grande i vigili urbani hanno risolto il problema dei pubblici spostamenti istituendo un servizio di autotaxi che gli utenti liberamente si scambiano, abbandonandoli dopo averli usati. Il servizio comporta una tassa, l’obbligo della denuncia immediata dei guasti, ed è proibito tenere la macchina fuori città oltre un giorno.

Nelle piccole comunità provinciali, al contrario, gli automezzi sono di proprietà personale e prevedono il carico, sia della manutenzione che di ogni eventuale riparazione. Per questo motivo mi si consiglia di tornare a casa con un autotaxi qualsiasi, ma non senza aver prima informato i vigili.

La pioggia non è intensa ed io, fattami indicare la strada, mi accingo a sostenere i miei primi rapporti con la burocrazia cittadina.

I vigili, che già mi conoscono essendo io apparso, spesso a mia insaputa, parecchie volte nelle cronache televisive, suppongono un incidente e mi si fanno intorno con un certo zelo. Conosciuto il fatto, mi consigliano di ritornare con un autotaxi e di lasciarlo avanti il portone di casa. Avrebbero pensato poi loro al recupero e allo scambio.

Torno, quindi, su un taxi guidato da me e, appena arrivato, telefono a Mody per raccontarle la disavventura.

Rifletto che l’interesse che provo per Mody proviene certo da Venere pandemia, e non da quella celeste, e penso anche di avere sottovalutato la vitalità residua proveniente dalla mia età, che forse ho giudicato biologicamente troppo avanzata. Esiste in natura, è noto, la “fregola da nuovo ambiente”, dimostrabile negli animali, e per la quale la saggezza umana ha istituito i viaggi di nozze che, mi hanno detto, anche su Omèga sono tradizionali.

Io so, però, che non devo, ed anche Mody conosce bene la situazione. Mi auguro solo di non commettere qualche gaffe da vecchiaccio.

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