Viaggio

 

 

IV.

 

Sono il primo terrestre a vivere un tramonto sidereo, perlomeno da questa distanza. La face incandescente del sole scompare inghiottita dalle colline erbose che delineano l’orizzonte, mentre l’atmosfera di un presunto occidente si infiamma di tutti i toni smaglianti dell’azzurro e del rosso che fra poco scompariranno per dar posto al miracolo di una notte stellata.

- Rivedrò la Terra e la Luna da qui - penso, pregustando uno spettacolo affascinante. So già che questo crepuscolo porterà freddo, nonostante il suolo e il mare dell’astronave ricevano calore dal sima interno.

Dindi e la moglie mi si avvicinano e mi conducono nei locali di mensa disposti nei piani bassi della torre, essendo quelli alti occupati da uffici e dai controllori di volo.

Prendiamo posto : la mensa è mediocremente affollata. Graziosissime giovani si muovono intorno a noi, distribuendo cibi e allegria ai vari tavoli : trattano i piloti con amicizia.

- Sono le studentesse del filo d’erba - spiega lui - i giovani, qui, sono numerosi in quanto una parte dei volontari è partita con la famiglia, anche con figli piccoli.

- Anche noi abbiamo qui una nostra figlia - mi dice Bea.

Noto che le pietanze, a parte il modo di cucinarle, non si discostano dalle nostre nei loro elementi essenziali : c’è il sale, lo zucchero, la carne, il pesce, le verdure e la frutta, come da noi, né potrebb’essere se non così, che altrimenti gli omeghiani non ci sarebbero uguali. Mi incuriosisce, però, il problema dei cicli stagionali. Ad esempio, Omega dovrebbe dare un raccolto di cereali, verdura e frutta ogni quattro anni terrestri, ed un bambino di dieci anni dovrebbe dimostrarne quaranta, considerando il tempo della sua vita in ore e minuti. Altrimenti dovrebbe conseguirne il rallentamento di tutto il metabolismo naturale : i miei interlocutori dovrebbero essere più lenti di me a parlare, a muoversi, a mangiare, a pensare...ma così non sembra.

- Quanti anni hanno queste ragazze ? - chiedo - considerando che sembrano avere tutte la stessa età.

- Calcolando in anni terrestri dev’essere molto difficile capire l’età di ognuno di noi - risponde Dindi - queste ragazze hanno, più o meno, tutte otto anni omeghiani.

- Ne dimostrano quindici o sedici - penso - mentre in ore di vita dovrebbero essere tutte oltre la trentina.

- Che classe fanno ? - Chiedo.

Dindi mi dice di essere un aiutante di storia della scuola dell’erba, e mi ripresenta sua moglie, Bea, quale massaia casalinga.

- La differenza in tempo reale della durata delle nostre vite, obbliga ad alcune differenze - premette Dindi. - Da noi l’istruzione, intesa come periodo esistenziale, dura di più. Ma non ci sono classi, come da voi : i bimbi più piccoli sono istruiti a tutte le discipline, come per gioco, e per un tempo più lungo ; quindi scelgono, e per un tempo ancora proporzionalmente lungo, approfondiscono le loro scelte e studiano anche i collegamenti fra la loro scienza e le altre, poiché nulla noi consideriamo slegato. Nel caso nostro, il filo d’erba è frequentato da chi si ripromette di essere utile nel campo agrario, zootecnico, alimentare, etc. Su “Lontana” questa scuola ha un carattere molto pratico e vi sono anche classi di culinaria e scuola alberghiera.

Ascolto movendo il capo in segni saltuari di consenso, ma infine, essendo “volato” l’argomento dei cicli, per il quale avrei avuto interesse, un po’ d’istinto, tronco il monologo.

- Sapete cosa sono le gonne ? Chiedo a Bea.

- Sì, ed anche in Omèga le portano essenzialmente le donne ; ma qui, su questa astronave, ove non esiste una regola fissa per i giorni e le notti, i bruschi sbalzi di temperatura ci hanno indotte a preferire un vestiario più razionale e consono. -

- Comunque, niente tute argentate...un po’ di eleganza c’è - sorrido.

Mangiamo in silenzio e, con la mente, vago ancora verso tanti problemi. Se questa gente non è metabolicamente ritardata - penso - come fa a sostenersi con un solo raccolto agricolo ogni quattr’anni terrestri ?

Chiedo spiegazioni e Dindi mi dice che, rispetto al proprio Sole, Omèga ruota seguendo una ellittica equatoriale ; pertanto lì non esiste, come nelle zone temperate della Terra, l’alternarsi delle stagioni.

- Non vi sono, come da voi - precisa -  solstizi ed equinozi. La diversità climatica è sempre proporzionale alla latitudine. Vi è, pertanto, sì più caldo all’equatore e più freddo nei poli, e vi sono anche differenze di razze, però, essendo le estreme regioni meridionali e settentrionali della nostra sfera, costantemente più illuminate, la differenza totale è meno sensibile.

- Le colture si differenziano, pertanto, per fasce di latitudine e per differenze altimetriche, e le maturazioni e i raccolti non sono legati alla rotazione planetaria. Ogni zona climatica produce colture sue proprie, e i cicli sono determinati dalle alternanze solari, dalle evaporazioni e dalle piogge. Le differenze fra poli ed equatore sono minori, e la nostra popolazione può occupare utilmente zone di latitudine estrema che sulla Terra rimarrebbero disabitate, o quasi.

- Ci sono dinosauri in Omèga ? - chiedo.

Dindi non comprende il significato del termine, e glielo spiego.

- Ho capito - risponde infine - e so che, sulla Terra, scomparvero assai prima della comparsa dell’uomo. Da noi invece durarono molto più a lungo, sino quasi al periodo storico, per cui ce ne rimangono molte tracce, non solo materiali, ma anche culturali, provenienti dalla mitologia e dalla poesia.

- I dinosauri - prosegue - sia erbivori che carnivori, erano ingombranti e pericolosi, e con essi era impossibile convivere. A loro modo costituivano una società naturale egemone : non vi era posto per essi e per gli uomini insieme : consumavano e distruggevano tutto, e nessun dinosauro avrebbe mai potuto essere addomesticato.

 Fu così che popoli cacciatori e popoli agricoltori si allearono per una guerra che aveva come posta l’estinzione totale dell’una o dell’altra forma biologica. Gli umani, che signoreggiavano tutte le specie mammifere, benché individualmente più deboli, possedevano un decisivo vantaggio : il sapere di essere in guerra e la capacità di adunarsi allo scopo. Ma un vantaggio ancora maggiore proveniva dalla capacità di conservare la prole, per un lungo periodo, entro il proprio stesso corpo. La gestazione delle donne omeghiane, rapportata al tempo terrestre, dura diciotto mesi. Le donne pertanto, nella maggior parte delle leggende tramandateci da rapsodi e poeti, comandavano nei villaggi e furono a capo delle più antiche società guerriere.

 La strategia prevalente degli umani mirava alla distruzione delle uova. Fu questo a determinare, alla fine, la vittoria del genere umano, senza possibilità di rivincita.

 In questa guerra, che certamente costò ai mammiferi morti e sacrifici inimmaginabili, tutti i popoli di Omèga combatterono contro un solo nemico, e ciò fece sì che in Omèga fosse meno sentito, in seguito, l’antagonismo tribale, e poi quello civico, anche se altre guerre certamente ci furono.

 Ma furono tutte considerate guerre intestine, guerre “cattive”, e la maturazione di questo metro di giudizio si rivelò poi importante per la storia futura del nostro pianeta.

 Altra conseguenza positiva fu che la credenza nel Dio universale, propria degli antichissimi, rimase forte, e le società non subirono quei processi di rafforzamento nella differenziazione che invece, sulla Terra, rimasero e contarono molto.

 Stabilendo, la religione universale, un rapporto diretto Dio - uomo, privo di intermediari, scienza e tecnologia si svilupparono celermente, e ciò permise di “saltare” anche la fase storica dello schiavismo. Così, quando in Omèga si sviluppò uno Stato mondialmente egemone, paragonabile al vostro impero romano, i “barbari” furono conquistati dalla superiorità tecnologica dell’impero e assimilati “in casa loro”. Bastò insegnare loro l’agricoltura e favorire gli scambi commerciali per farne, prima alleati fidati, e poi nazioni alla pari. Così arrivammo, con pochissimi traumi,  alla unificazione del mondo.

Rifletto che la conoscenza di una tale evoluzione sociale non potrebb’essere di utilità alla Terra, nella quale le cose sono andate diversamente ed hanno creato moralità ed enti di ragione completamente opposti.

- Chi comanda ora su Omèga ? - chiedo - Ancora il vecchio impero ?

- C’è stato, naturalmente - risponde Dindi - un processo storico. Il significato stesso di “impero” si è perso.

- Probabilmente - conclude - la minore durata della vostra vita e la maggior sensazione di precarietà che da ciò ne proviene, rendono impossibile il raggiungimento di uno sviluppo storico simile a quello descritto.

- Da voi, quale sistema filosofico politico ha il sopravvento - chiedo - il socialista, il liberale, il nazionalista, il religioso ? - Sono certo che la conoscenza dell’ambiente terrestre di Dindi sia tale da consentirmi queste espressioni.

- Ho capito ciò che vuoi dire - mi rassicura - ma non è una domanda impostata bene. - Finisce di masticare un boccone di pesce, e continua.

- Chiunque, in Omèga, viva di stipendio, in qualsiasi modo la pensi, potrebbe considerarsi, in pratica, ciò che voi definireste un “socialista”. Se un “socialista” risparmia un po’ di denaro e decide di investirlo con rischio proprio, passa a diventare “liberal-imprenditore” ;  se gli va bene e si ingrandisce ancora, può diventare “capitalista”, e se alla fine perderà tutto e si ritroverà anche senza stipendio, si ridurrà alla categoria sottoproletaria. Però, anche in questo caso, l’equilibrio civile raggiunto ormai in qualsiasi nazione, gli consentirà il diritto alla vita e la possibilità di reinserirsi.

- L’armonia della società si realizza sia verso l’alto che verso il basso : leggi accettate da tutti gli Stati non consentono né che un individuo si imponga sugli altri in modo da schiavizzarli, né che la società, come potenza di massa, si imponga su lui. -

Detto questo, Dindi, che era rimasto indietro nel pasto, riprende lena e, in silenzio, finisce.

Sto scambiando opinioni con Bea, quando vedo Pim Ydo avvicinarsi al tavolo. Chiede scusa per l’intromissione e mi dice di aver ricevuto l’incarico di accompagnarmi al mio appartamento, ove troverò anche vestiario più adatto all’ambiente.

Il pranzo è finito e ci alziamo tutti.

- Si paga ? - Chiedo.

- Oggi no - risponde Bea - ma già donami riceverai una tessera magnetica che ti scalerà il conto. Potrai mangiare, con quella, anche in qualsiasi trattoria cittadina.

- In Omèga siamo passati al denaro “matematico” - sorride Dindi - Praticamente è come avere la tessera del pane.

 

Usciamo, saluto i miei piacevolissimi commensali e salgo sull’automobile a cuscino d’aria di Ydo. In pochi secondi raggiungiamo una dependance non distante da una grande costruzione in muratura.

- Quella è la sede della scuola dell’erba ove, domattina, dovrai presentarti per concordare un lavoro - mi spiega - La casetta è tutta per te : per stasera sei solo ; non c’è chiave. Sono due piani, con una hall e cucina in basso, e tre stanze mobiliate, con bagno e camera da letto, in alto. Hai un armadio nel quale troverai abiti più adatti, un computer factotum, un comodino con dentro un orologio da polso omeghiano, ed altre comodità. Oltre che in casa, potrai far colazione alla mensa del campo, o in quella della scuola, che sono equidistanti. All’inizio dell’ora seconda presentati al direttore amministrativo ; ti riconosceranno tutti e non avrai difficoltà a dire chi sei...Ma sarai stanco : buonanotte.

Ringrazio e contraccambio il saluto, ma Ydo indugia.

- Per  il riordino c’è una squadra femminile - conclude - non preoccuparti.

Ci scambiamo nuovi saluti. La giornata è finita : La notte è ormai giunta e la temperatura è ulteriormente discesa.

Le prospettive sembrano migliori di quanto immaginassi, ma sono stanco. Entro nella mia camera da letto, e mi spoglio.

Accanto al letto, su un tavolino basso, la mia valigia. La apro e ne estraggo un pigiama ; mi cambio in fretta e mi stendo. Lascio tutti i pensieri per l’indomani.

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IV.    V.

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