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Intendiamo per "arte" un prodotto del lavoro non necessariamente di qualità superiore e difficile a eseguirsi. Arte quindi il lavoro di Michelangelo, ma anche, se fatto bene, quello del barbiere. In antico i barbieri erano considerati un po' più importanti di oggi: cavavano anche i denti, eseguivano salassi e il loro mestiere era definito "arte manuale". Michelangelo e Leonardo, a pensar bene esercitavano anch'essi "arte manuale", solo che ci mettevano, in più, il pensiero, che essi definivano "teoria". Si leggano, in questo stesso sito (Filosofia), le pillole di scienza di Leonardo. Nell'arte della pittura, ad esempio, la teoria della prospettiva rivoluzionò talmente l'arte manuale della medesima, da generare due epoche: quella trascorsa, e la nuova... il tutto dal Quattrocento fiorentino (Brunelleschi, Piero della Francesca, ed altri, che consigliamo però di studiare a parte, per non andar fuori tema). Occorre tener sempre conto del passare del tempo: molte arti si creano e sviluppano, molte altre si perdono. Ad esempio, non esistono più i maestri d'ascia delle marinerie del '600, né le scuole pittoriche rinascimentali europee. Questo succede perchè l'intelletto umano si sviluppa insieme alla società in cui vive, interferisce con altre persone, con il loro lavoro e pensiero. In certe parti migliora, in altre può regredire. In una "lista di spese diverse" descritta in un registro notarile del 1550, riguardante il pittore Lorenzo Lotto e l'assunzione di un suo garzone, è usato il verbo "addiscere" per indicare: "apprendere bene un'arte". Un mestiere fatto bene, comunque, può essere definito "arte", in quanto deve comprendere non solo lavoro di mano, o di macchina, ma anche "teoria": questo è il concetto che si vuol dir qui. Soprattutto non è mai faccenda che interessi un solo individuo: sviluppa o decade a seconda di come si muovono esperienze, sentimenti, ingegno di un gran numero di persone. L'arte manuale del muratore, ad esempio, sarebbe modesta cosa se ne fosse esclusa la scienza teorica dell' architetto, o quella dell'ingegnere.
L'elenco delle arti manuali è vastissimo: tutti sanno cosa sia un sarto, un falegname, un idraulico, un tappezziere, un meccanico... e citarli tutti farebbe soltanto diventare noioso questo file. Ci occuperemo qui , pertanto, di una sola arte. Se decidete di continuare a seguire il file, tenete conto che la natura di Internet consente non tanto l'apprendimento del "come si fa", ma soprattutto quello del "di cosa si tratta".
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Arte del pescatore in mare
Adoperarsi a tentare di prendere il pesce, vivo e nel suo elemento naturale (mare, fiumi, laghi, e luoghi acquatici minori), significa "pescare". Posso pescare introducendomi nell'acqua sino alla cintola, parando le mani e attendendo che un pesce vi passi sopra; posso organizzarmi anche in modo diverso e più razionale. Si pesca, in genere, per mangiare il pesce, o per venderlo e guadagnare i soldi per comprare altre cose, anche se, a rigore, potrebbe essere considerato "pescatore" il ricercatore scientifico che personalmente non tira in mare le reti o che addirittura si intende poco di tecnica pratica di cattura. Ciò perchè, egli potrà comunque intervenire, attraverso "teoria", nella modificazione dell'arte manuale di tale mestiere.
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Attrezzi per la pesca e selettività
di Giulio Cosimi, Iole Leonori, Antonello Sala e Vito Palumbo.
E' considerata Pesca marittima ogni attività diretta a catturare esemplari di specie il cui ambiente abituale o naturale di vita siano le acque marine o del Demanio marittimo, definite come tali dalla normativa vigente. In funzione delle dimensioni dei natanti, la Pesca professionale è suddivisa in: Piccola pesca: si esercita con barche non superiori alle 10 tonnellate di stazza lorda (TSL), abilitate esclusivamente all'uso dei seguenti attrezzi: reti da posta, ferrettara, palangari, lenze ed arpioni (art. 19 D.M. 26.07.95 sulle licenze di pesca). Pesca costiera locale: si esercita fino ad una distanza dalla costa, con navi fino a 30 TSL. Se la nave è conforme alle prescrizioni di sicurezza per le navi abilitate alla pesca costiera ravvicinata (D.M. 22.06.82) si può richiedere l'autorizzazione all'esercizio dell'attività fino ad una distanza di 12 miglia dalla costa (D.M. 19.04.2000). Pesca costiera ravvicinata: si esercita fino ad una distanza di 40 miglia dalla costa, con navi da pesca di categoria non inferiore alla terza (art. 2, comma 1 del D.L. 30.09.94, n. 561, convertito in legge con L. 30.11.94, n. 655. Pesca mediterranea, o d'altura: si esercita nelle acque del Mare Mediterraneo, con navi non inferiori alle 30 TSL e con le dotazioni di sicurezza previste. Pesca oceanica: si effettua con navi di prima categoria.
La cattura degli organismi marini può essere effettuata con qualsiasi attrezzo o apparecchio che non contrasti con le disposizioni di legge. Al fine della disciplina della Pesca gli attrezzi consentiti sono: Reti: attrezzi costituiti da filati di qualsiasi natura, intrecciati a maglie di varia grandezza, e si suddividono in varie tipologie, a seconda del loro impiego. Ami: strumenti ad uncino muniti di esca, trovano una propria definizione in funzione del modo d'impiego. Strumenti ed apparecchi: attrezzi non compresi fra le categorie citate, che sono il frutto della capacità inventiva dei pescatori. Alcuni di questi apparecchi trovano largo impiego nella Pesca professionale, in particolare in quella dei molluschi.
Il D.M. del 26.07.95 sulle licenze di Pesca, all'art. 11 elenca tutti i sistemi di Pesca professionale, che sono:
Sistemi di pesca. Sistema da circuizione. Le reti da circuizione sono quelle calate in mare al fine di circondare e catturare, con immediata azione di recupero, un banco di pesci localizzato o aggregato artificialmente. In relazione alla loro costruzione ed impiego, le reti da circuizione si suddividono in Ciancioli, Lampare e Tonnare volanti.
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Sistema sciabica. Le sciabiche sono reti da pesca che, calate in mare a semicerchio, catturano il pesce nel loro progressivo avanzamento. Le sciabiche somigliano molto alle reti a strascico, ma si differenziano sostanzialmente da queste ultime per la lunghezza dei bracci, tant'è che in realtà il corpo si identifica con il sacco di raccolta. In relazione al loro impiego le sciabiche si suddividono in: sciabiche da natante (danese) e sciabiche da spiaggia.
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Indica un sistema di reti che vengono trainate e catturano gli organismi marini nel loro progressivo avanzamento. Tutte le reti al traino hanno in comune alcuni particolari come: i bracci, il corpo conico, il sacco di raccolta cilindrico, le pezze di rete trapezoidali, le lime d'ornamento dei galleggianti, i piombi o le catene. Le reti al traino si differenziano fra loro perchè, sia il sistema di confezione che l'attrezzatura variano in base alle specie che si vogliono catturare. Le reti al traino si suddividono in: Strascico a divergenti, Strascico a bocca fissa, Traino pelagico a divergenti
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Tale sistema di pesca, rivolto essenzialmente alle specie bentoniche ed usato in particolare per la pesca delle sogliole, si vale di attrezzi composti da una rete montata su una intelaiatura rigida che ne assicura l'apertura orizzontale e verticale. Naturalmente, questa rete non ha i bracci e praticamente il corpo ed il sacco di raccolta sono un tutt'uno. Gli attrezzi più noti sono: la Sfogliara e il Rapido.
La Sfogliara, o Rampone, può definirsi l'antenato della categoria. Attualmente è quasi in disuso, ma in passato ha trovato largo impiego nelle marinerie dell'Alto e Medio Adriatico, per la cattura di sogliole, rombi e passere. La parte superiore della rete è montata su un telaio formato da un tubo in ferro poggiante, all'estremità, su due slitte; l'altezza della slitta determina l'apertura verticale. La parte inferiore è unita alla struttura con una lima dei piombi a forma di corona, che assicura un forte contatto con il fondo.
Il Rapido può definirsi come un'evoluzione tecnologica della Sfogliara; in effetti rimane la struttura del telaio con le slitte, ma per aumentare la penetrazione nel substrato sono stati introdotti degli accorgimenti: la tavola depressore e il rastrello. La tavola depressore è fissata sul telaio con un angolo che si può variare per regolare la spinta verso il basso dell'attrezzatura, al variare della velocità del traino. Questo tipo di pesca generalmente si effettua a una velocità di 6-7 nodi, contro i 3-4 nodi dello strascico a divergenti. [Il termine "nodo", significa "un miglio all'ora"]. Il nome "Rapido" trae origine proprio dall'alta velocità del traino. Questo tipo di pesca è ancora molto praticato nelle marinerie dell'Alto e Medio Adriatico e si effettua generalmente di notte in alternativa alla rete a strascico, tanto che alcune barche hanno a bordo entrambe le attrezzature. Ogni barca pesca con due o più rapidi per volta, con la tecnica illustrata nella figura C. La pesca con il rapido è vietata nei compartimenti da Imperia a Molfetta (D.M. 26.07.95, tranne i casi previsti dal D.M. 04.08.2000.
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Schema del traino pelagico a divergenti. |
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Schema della volante a coppia |
Schema dell'Agugliara |
Traino pelagico a coppia. La rete è identica a quella descritta nel traino pelagico a divergenti. Si differenzia per il modo con cui si ottiene l'apertura orizzontale, non più con due divergenti, ma con due barche. La distanza fra le due barche è proporzionale alla lunghezza del cavo filato in mare, per mantenere pressoché costante l'apertura orizzontale. Per basse profondità, quando la lunghezza del cavo filato è minima (100-150 m) la distanza è controllata da un cavo detto "traversino" che unisce i due pescherecci; per alte profondità, quando il cavo filato è superiore ai 150 m, la distanza è sotto controllo radar. Questo attrezzo, se incontra un grosso banco di pesce, può fare catture superiori alle 10 t in una sola cala, e la rete non può essere issata a bordo in una sola volta; per supplire a ciò, il sacco è costruito in modo tale (Enca e Strozzatoio) L'Enca è un panno di rete inserito all'interno e nella parte iniziale del sacco, che funziona da valvola di non ritorno ed è sollevato quando la barca è in movimento, mentre si abbassa quando la barca si ferma. Lo Strozzatoio è posto verso la fine del sacco e, tirato da una manovra volante di bordo (ghia), divide la saccata nelle quantità volute dal Capopesca.
Agugliara. Questo attrezzo, poco conosciuto nelle marinerie italiane, ha riscontrato un discreto successo negli anni '60 - '70 nel Medio Adriatico. Attualmente il suo uso è molto limitato anche in questa zona, perchè cattura una sola specie (aguglie) e solo in particolari condizioni ambientali (estate e mare completamente calmo). Infatti le aguglie, durante il periodo estivo, si portano in vicinanza della superficie e spesso saltano fuori dall'acqua. L'agugliara è trainata da una coppia di pescherecci, in modo tale che le mazzette su cui sono montati i bracci sporgano dall'acqua consentendo alla rete di "emergere" e catturare anche i pesci che tentano di saltare fuori dall'acqua.
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Sistema traino per molluschi. Questo sistema comprende attrezzi che, trainati sul fondo marino, staccano e trattengono i molluschi bivalvi che vivono sul fondo; generalmente, a questi attrezzi non si richiede una forte spinta verso il basso (tranne che per il Rampone). Il traino dei detti attrezzi può avvenire sia in modo rettilineo che circolare. Il sistema comprende i seguenti attrezzi: Traino per molluschi, Ostreghero, Rampone per molluschi.
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Traino per molluschi. Questi attrezzi da traino a telaio rigido, generalmente sono molto simili tra loro e cambiano il nome da zona a zona, in funzione dell'organismo catturato o del modo d'impiego. Sono molto simili ai "rapidi" [vedi nello "Strascico a bocca fissa" in B], ma ne differiscono in particolari come: larghezza della bocca (ridotta), dimensioni delle maglie della rete del sacco di raccolta (più grandi), assenza del sistema di apertura del sacco nella parte posteriore (la cattura viene rovesciata sul ponte di coperta), lunghezza della rete molto ridotta (tanto da considerarla come fosse solo sacco).
Ostreghero. Per "Ostreghero" si intende un attrezzo a bocca rigida utilizzato essenzialmente per il prelievo delle ostriche [vedi nello "Strascico a bocca fissa" in A (Sfogliara)]. L'Ostreghero è munito di un sacco di raccolta in rete sintetica o metallica. La bocca rigida è formata da un'asta trasversale in ferro, senza slitte agli estremi: nella parte inferiore è montata una lima da piombi, spesso in catena.
Rampone. Il rampone per molluschi è un attrezzo che trova impiego particolarmente in alcune marinerie del Basso Adriatico (Manfredonia) per la cattura di cozze pelose (Modiolus barbatus), canestrelli (Proteopecten glaber), e mussoli (Arca noae). La struttura del telaio è molto simile a quella del rapido, ma ha dimensioni ridotte e i denti del rastrello , sempre in tondino ricurvo, non sono appiattiti. In effetti, questo tipo particolare di pesca non necessita di una velocità elevata, bensì di una forte spinta verso il basso perchè gli organismi da catturare vivono su fondali abbastanza duri. Il sistema di traino non è rettilineo, ma circolare, e la velocità è piuttosto bassa.
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Le draghe idrauliche sono attrezzi utilizzati per la pesca dei molluschi bivalvi, in particolare di vongole, cannolicchi e fasolari, che vivono adagiati o affossati nel sedimento. La draga vera e propria [vedi in seguito] è costituita da una gabbia completamente metallica nel cui interno vengono iniettati getti d'acqua a pressione (draghe turbosoffianti), che agevolano sia la penetrazione dell'attrezzo nel sedimento che la fuoruscita di materiale come sabbia o fango, che possono intasare. La pompa dell'acqua a pressione è posta quasi sempre a bordo del natante, e l'acqua viene convogliata nella gabbia tramite un tubo di gomma. Il grigliato della gabbia è costituito da tondini di ferro la cui distanza varia a seconda dell'organismo da catturare. Nella parte anteriore in contatto con il fondo, viene bullonata una draga metallica che, sporgendo sotto i pattini laterali di qualche cm (4-6 cm per le vongole e i fasolari e 10-15 cm per i cannolicchi), consente alla gabbia di scavare fuori dal sedimento gli organismi presenti. Davanti alla lama e sul grigliato scorrono i tubi metallici con gli ugelli di sfondamento e smaltimento. Il traino può essere effettuato normalmente tramite il recupero del cavo dell'ancora, o con l'elica a marcia indietro (la draga è sempre posta sulla prua dell'imbarcazione). Al termine del traino la gabbia viene issata a prora tramite il cavo di recupero ed il materiale raccolto viene convogliato in un setaccio [vedi figura qui sotto, a destra], per la selezione delle taglie commerciabili. A seconda dei molluschi che si vogliono catturare, la draga si differenzia, in base alle caratteristiche costruttive, in: Vongolara, Cannellara e Fasolara. Draghe idrauliche per la cattura delle vongole, dei cannelli e dei fasolari.
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Sistema rastrello da natante (draga da natante). I rastrelli da natante [vedi in basso] sono attrezzi a bocca rigida; la parte superiore della bocca, normalmente, è un semicerchio la cui parte inferiore è il diametro. Alla bocca è montato un sacco per la raccolta dei molluschi. A questo sistema di pesca fanno riferimento due attrezzi, il rastrello a denti e il rastrello a lama. Il rastrello a denti è munito di un manico piuttosto corto (1-2 m), che ha lo scopo di regolare l'inclinazione dei denti. Questi sono molto vicini e piuttosto lunghi (30 cm) e servono a raccogliere le vongole dal fondo e convogliarle nel sacco. Il rastrello a lama, invece, ha un manico più lungo rispetto all'altro e penetra nel substrato raccogliendo contemporaneamente sedimento e vongole. Durante il recupero un marinaio di tanto in tanto scuote il manico per agevolare la fuoruscita del sedimento. Il traino avviene tramite recupero dell'ancora con il verricello. Ogni barca traina due attrezzi, con un cavo ciascuno, che agisce sulla bocca del rastrello. Il salpamento dell'attrezzo è manuale; esso viene issato a bordo senza l'uso di verricello meccanico, o bigo. Questo tipo di attrezzo, data la sua particolare costruzione (manico di regolazione, ha una profondità di pesca molto limitata.
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Sistema attrezzi da posta. In questa categoria sono inseriti tutti gli attrezzi confezionati con rete che vengono lasciati in mare in una postazione fissa o in balìa delle correnti. Generalmente questi attrezzi vengono definiti "passivi" perchè sono gli organismi marini che nei loro spostamenti vi incappano rimanendo intrappolati. Il sistema comprende i seguenti attrezzi: Reti da posta (Imbrocco e Tremaglio), Nassa, Cogollo, Rete circuitante.
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Rete da posta. Le reti da posta sono quelle destinate a recingere o sbarrare spazi acquei allo scopo di imbroccare od ammagliare gli organismi marini che vi incappano. Esse si dividono in fisse e derivanti; le prime sono ancorate sul fondale marino, mentre le seconde sono lasciate all'azione delle correnti e dei venti. Questi attrezzi si compongono di lunghi pannelli rettangolari di rete, armati nella parte superiore alla lima dei galleggianti, e nella parte inferiore alla lima dei piombi (l'effetto combinato assicura l'apertura verticale della rete). Le reti da posta possono essere calate in mare vicino alla superficie, a mezz'acqua o sul fondo, a seconda delle specie da catturare. Possono essere confezionate in due modi diversi: con un solo pannello di rete (imbrocco) o con tre pannelli (tremaglio) [Vedi in alto, E, F, G]. La rete ad imbrocco è un attrezzo molto selettivo, perchè cattura solo pesci più o meno della stessa taglia, che rimangono incastrati in una data maglia (i più piccoli l'attraversano e i più grandi non vi entrano); per questo motivo la rete ad imbrocco è confezionata con una gamma di apertura di maglia molto vasta (da 40 a 500 mm) in funzione della specie e della taglia che si vuole catturare. Il tremaglio è una rete formata da tre pezze (pannelli), delle quali le due esterne sono a maglie grandi (maglioni), mentre quella interna è a maglie più piccole. Il pesce viene catturato per ammagliamento dal pannello interno, dopo avere attraversato il primo pannello. Il tremaglio è confezionato con filato molto sottile e questo agevola l'ammagliamento del pesce al solo contatto con le pinne; per questo motivo tale attrezzo è considerato poco selettivo; generalmente viene ancorato in vicinanza del fondo.
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Il cogollo viene calato in acque poco profonde, nelle lagune e in vicinanza della riva, e spesso il pannello superiore è ben visibile in prossimità della superficie.
La rete circuitante è una normale rete ad imbrocco che invece di essere calata in mare in modo rettilineo, è calata in cerchio. Questo sistema di pesca, generalmente si usa in vicinanza della costa, con barche di piccole dimensioni, per catturare pesci che si trovano addensati in una spazio abbastanza ristretto. Una volta che il cerchio è chiuso, la barca si pone all'interno dello stesso ed inizia a produrre rumori per spaventare il pesce e indirizzarlo verso le pareti della rete.
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Fuori testo, da http://www.cosedimare.com/
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Sistema reti da posta derivanti. Fanno parte di questo sistema di pesca due particolari tipi di rete ad imbrocco: la Spadara e l' Alalungara. Questi attrezzi sono abbastanza simili fra loro e si differenziano dalle altre reti ad imbrocco per la grandezza delle maglie e lo spessore del filato, molto più grosso. Tali reti vengono usate in superficie; un capo della rete è tenuto dalla barca, mentre l'altro è legato ad una boa galleggiante; il questo modo si spostano con le correnti ed il vento. [Si veda, più in alto, la voce D in "Le reti da posta fisse"].
Sistema di pesca ferrettara. In tale sistema di pesca si riconoscono tutte le altre reti da posta del tipo ad imbrocco, che vengono impiegate nella cattura di palamita, lampuga, biso, ricciola, occhiata, sgombro, salpa, boga, costardella, alaccia, sardina ed acciuga. [Si veda in seguito il capitolo: "I pesci marini" di Maria Emilia Gramitto].
Sistema palangari. La pesca con gli ami è uno dei sistemi più diffusi e antichi del mondo, sia per la facilità di costruzione dell'attrezzo (un pezzo di ferro opportunamente piegato ed appeso a un filo), sia per la semplice manovrabilità ed adattabilità a tutte le condizioni ambientali. Il palangaro [vedi in basso], è l'attrezzo ad ami più usato a livello professionale; è composto da una serie di lenze (braccioli) appese ad un cavo (letto, trave o madre), lungo diversi chilometri.< |